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Ich bin ein Berliner


La prima volta che sono andata a Berlino era l’estate del 1990, insieme ai miei genitori. Avevo 8 anni e non ho ricordi precisi di quel viaggio se non uno, chiarissimo, del muro – di cui era iniziato da poco lo smantellamento ufficiale – ancora presente in diverse zone della città, fra cui quella antistante la porta di Brandeburgo. Ricordo alimentato dal pezzetto di storia acquistato proprio lì, che ancora fa bella mostra di sé sul comodino di mia madre.

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Dopo di allora ci ho messo 14 anni prima di tornare, per andare in visita da amici tedeschi conosciuti durante il mio Erasmus a Parigi, e poi altri due per un viaggio/convention legato al negozio dei miei genitori. Anche i ricordi di questi due weekend sono confusi e collegati più che altro a momenti ed esperienze vissuti con gli amici presenti che non alla città, ma mi avevano lasciato un’impressione di Berlino come di una città ancora in cerca di una sua nuova strada e profondamente nostalgica, soprattutto nelle zone dell’ex DDR.

Lo scorso weekend sono finamente tornata dandomi tutto il tempo per (ri)scoprire come la città si sia trasformata negli ultimi 20 anni. Il viaggio era il regalo per Natale fatto alla mia dolce (??) metà che, non essendo mai stato a Berlino e per un’attitudine personale – passatemi il termine – un po’ “nazi” (come raccontavo nel diario di Washington), ha ovviamente voluto fare e vedere tutto il possibile nei 4 giorni a disposizione.

La nostra base per i primi 3 giorni era in piena DDR, all’INNSIDE Berlin: 1 minuto dalla metro Ostbahnhof e 5 minuti a piedi dalla East Side Gallery. Ci siamo quindi incamminati lungo la Sprea verso questi 1.300 metri e oltre di muro ancora esistenti (la sezione più lunga rimasta), che sono una vera e propria galleria a cielo aperto su cui si possono ammirare le opere realizzate da artisti più o meno famosi dopo la caduta del muro.

Il muro termina in prossimità dell’Oberbaumbrücke, storico ponte a due livelli che collega il quartiere di Friedrichshein e Kreuzberg, un tempo passaggio pedonale tra Berlino Est e Berlino Ovest. Continuando ad avventurarsi a piedi fra le vie di Kreuzberg è possibile ammirare altre opere di street art più recenti sui muri dei palazzi, curiosare fra i negozietti vintage o sedersi per un drink nei numerosi bar che animano il quartiere, soprattutto di notte.

La nostra passeggiata è proseguita fino alla chiesa di San Michele, parzialmente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, prima di prendere la metro per raggiungere uno dei luoghi icona della Berlino di oggi: Alexanderplatz e la Fernsehturm (la torre della TV).

Dopo aver pranzato con un buon currywurst ammirando la città dall’alto, ci siamo spostati sulla vicina Museuminsel, l’isola dei musei dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO che raccoglie opere e reperti afferenti a seimila anni di arte, molte delle quali provengono dalle collezioni private della famiglia reale prussiana e dal 1918 sono amministrate dalla fondazione Stiftung Preusschiscer Kulturbesitz (la fondazione responsabile del patrimonio culturale degli Hohenzollern). Qui è possibile ammirare la Porta del Mercato di Mileto e la ricostruzione della Porta di Ishtar (nel Pergamonmuseum), il busto di Nefertiti e una ricca colazione di reperti dell’età del bronzo, tardo egiziani e troiani (nel  Neues Museum).

Dalla piazza antistante l’altea Museum (il più antico del complesso) e il Duomo di Berlino,  abbiamo proseguito il nostro giro fino allo Zoo e alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche sull’autobus di linea n. 100 che, come il 200, attraversa il centro passando per tutte le principali attrazioni (e con il biglietto giornaliero che consente di prendere tutti i mezzi pubblici a soli  € 7 è molto più conveniente dei classici bus Hop On-Hop Off..😉 ).

Il secondo giorno ci siamo alzati di buon ora per arrivare in orario alla visita prenotata sulla cupola del Reichstag, l’edificio dove si riunisce il Bundestag (il Parlamento tedesco), disegnata Norman Foster dopo che l’originale fu distrutta durante i bombardamenti.

L’audioguida gratuita disponibile in diverse lingue spiega la storia dell’edificio e delle altre costruzioni d’interesse in città visibili dall’alto, oltre al funzionamento del Parlamento e degli organi governativi tedeschi di oggi.

A pochi passi di distanza si trovano la porta di Brandeburgo e il Memoriale dell’Olocausto, sulla strada verso la moderna Potsdamer Platz. Durante la Seconda Guerra Mondiale la piazza venne quasi completamente distrutta e visse più di 40 anni come spazio libero tra la parte est e la parte ovest; dopo la riunificazione, però, si presentò la possibilità di ricostruire il quartiere. I lavori per realizzare il nuovo quartiere DaimlerChrysler – ad opera di architetti come Renzo Piano, Richard Rogers e Arata Isozaki – iniziarono nel 1993 e proseguirono per 5 anni.

Nelle vicinanze si trovano il Museo Dalì, il Museo delle Spie (dove viene ricostruita la storia dello spionaggio dall’epoca degli antichi egizi fino a oggi) e una torretta di guardia del periodo post-bellico in Erna Berger Strasse.

Proseguendo verso Checkpoint Charlie, il più famoso punto di passaggio negli anni della Guerra Fredda diventato un’icona della divisione politica e del significato stesso del concetto di “confine”, si trova Topograhie des Terrors il centro di documentazione che sorge nel luogo dove, durante il Terzo Reich, aveva sede il quartier generale delle SS.

In questa zona è possibile visitare il Trabi Museum, dedicato alla storia della famosa utilitaria prodotta nella DDR nata come “l’auto del popolo tedesco dell’Est” e anche partecipare a un tour on the road per le vie del centro città proprio alla guida di una Trabant originale grazie a Trabi-World (che naturalmente non potevamo perderci!!😀 ).

 

Il terzo giorno ci siamo dedicati a un tour nella Berlino sotterranea visitando uno dei bunker ancora esistenti sotto la stazione di Gesundbrunnen e quello che rimane della Flakturm di Humboldthein, l’unica delle tre coppie di torri antiaeree fatte costruire da Hitler rimasta in parte ancora in piedi e visibile.

Tornando verso il centro, a Nordbahnhof, dei pannelli nella stazione della metropolitana spiegano come, dopo la costruzione del muro, furono molteplici i tentativi di ritrovare la libertà attraverso i tunnel e le cosiddette «stazioni fantasma» – fermate della metropolitana dell’ovest rimaste attive sotto la Berlino Est. Usciti dalla stazione, proseguendo lungo Bernauer Strasse, si può visitare Gedenkstätte Berliner Mauer, il memoriale principale dedicato alla divisione della città che si sviluppa per 1,4 Km lungo il percorso originale del muro.

Sulla guida Pocket di Lonely Planet avevamo letto di un buon ristorante viet lì vicino, in Rosenthaler Strasse (il District Mot), per cui dopo un ottimo pho❤ ci siamo spostati in quella che sarebbe stata la nostra casa per l’ultima notte, il bellissimo (e non lo dico solo perché sono di parte! ;-p ) Hotel De Rome in Bebelplatz, ricavato all’interno dell’edificio che un tempo ospitava la sede centrale della Banca di Dresda nella DDR. Qui (finalmente!) ho potuto rilassarmi un po’ dopo la maratona dei giorni precedenti nella Spa ottenuta negli spazi di quello che un tempo era il caveau.

L’ultima giornata è stata dedicata al relax e a un’ultima passeggiata in centro, anche perché – ovviamente – dopo tre giorni di nuvole è finalmente uscito il sole..:-/

Quello che mi rimane dopo questo viaggio è l’impressione che Berlino si sia finalmente affrancata dal passato che la vedeva divisa. Senza dimenticare la storia e i momenti più bui che l’hanno vista protagonista, la città ha perso quell’aura nostalgica (anche se ancora si intravede in alcuni quartieri ex-DDR negli edifici di chiara matrice sovietica, identici a quelli che ho visto la scorsa estate in Russia, che potevano essere solo di tre colori: grigio, grigio chiaro e grigio scuro) aprendosi alla vita e al divertimento con un’energia contagiosa “respirabile” nei bar, ristoranti e nei numerosi locali notturni (dove, per la cronaca, si suona una della miglior musica elettronica internazionale).

 

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