Itinerario Sfizioso: borghi medievali, ceramiche e cucina genuina nel ‘cuore d’Italia’


Dopo Pescara continuo il mio viaggio alla scoperta del centro Italia portandovi nella ‘regione verde’, com’è anche chiamata l’Umbria. Caratterizzata da paesaggi ondulati coperti di prati che si alternano a tratti aspri e ammantati di boschi in cui si incuneano magnifici ‘villaggi a presepe’ arroccati sulle pendici delle montagne, questa regione presenta un territorio ricco di borghi e castelli, testimonianze di un periodo storico molto intenso che ha caratterizzato per secoli la Vale Tiberina e la Valle Umbra. Definita ‘cuore d’Italia’ non solo per la sua posizione geografica, l’Umbria conserva un patrimonio artistico e naturale inesauribile, capace di offrire a chi si avventura tra le sue strade un viaggio ricco di sorprese sospeso fra passato e futuro.

Punto di Partenza per questo itinerario è Città di Castello, l’antica Tifernum Tiberinum, che costituisce il principale centro dell’alta Valle del Tevere. Da qui ci sposteremo a Gubbio, città fra le più caratteristiche della regione che mantiene intatto il suo genuino aspetto medievale grazie a numerosi monumenti. Posta in posizione panoramica sopra uno sperone del Monte Subasio da cui domina la verde pianura umbra si trova Assisi, terza tappa di questo percorso e uno dei maggiori centri religiosi d’Italia, meta di pellegrini e turisti attratti dalla sua atmosfera di pace e dai magnifici monumenti che vi si trovano. Dalle mistiche memorie francescane della città Natale del Santo, andremo alla scoperta dell’antica arte vasaia di Deruta, che conobbe il suo apice artistico con i lustri cinquecenteschi, per terminare a Spello, annoverato fra i Borghi più Belli d’Italia nonché parte dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

Itinerario umbro

L’Alta Valle del Tevere è il primo tratto della valle del fiume Tevere che si estende dalle sorgenti sul Monte Fumaiolo fino a Montecastelli, a sud di Città di Castello. Amministrativamente divisa fra Emilia Romagna, Toscana e Umbria, geograficamente il territorio costituisce un unico grande bacino i cui maggiori centri abitati sono Città di Castello e Sansepolcro.

Città di Castello

Posta in posizione soprelevata nel territorio, Città di Castello è depositaria di un prezioso patrimonio storico, religioso e artistico di particolare interesse. Fondata molto probabilmente dagli Umbri, che vi si stabilirono agli inizi del I millennio a.C. e che la chiamarono Tiferno, fu successivamente denominata Tifernum Tiberinum quando Roma la sottomise nel 295 a.C. con la battaglia di Sentino. Dopo essere divenuta, nel periodo longobardo, Castrum Felicitatis, divenne attorno al X secolo Civitas Castelli, dal quale derivò, intorno al 1100 e con l’istituzione del Comune, l’attuale nome di Città di Castello. Libero e potente comune di parte Guelfa, estese in quegli anni il suo dominio sui territori confinanti fino a oltre l’Appennino e a testimonianza di questa forza rimangono ancora oggi i due splendidi palazzi dei Priori e del Podestà. In quell’epoca il comune era diviso in quattro rioni corrispondenti alle quattro Porte principali: Porta San Florido, Porta San Giacomo, Porta Santa Maria e Porta Sant’Egidio. Oggi i rioni storici della città sono rimasti tre: San Giacomo, Mattonata – che comprende anche l’antico rione di Santa Maria e in cui si tiene ogni anno la prima domenica di ottobre il famoso Palio dell’Oca, antica parodia popolare dei giochi cavallereschi dei signori – e Prato, il più antico della città come associazione organizzativa.

Il centro storico di Città di Castello

Posto in cima a una collina nella campagna umbra, l’agriturismo Il Sarale costituisce il luogo ideale per rilassarsi, ammirare la natura e godere dei piaceri di una cucina genuina e tradizionale. L’utilizzo di materiali della tradizione ed ecocompatibili, uniti alla produzione di energia rinnovabile, fanno di questo agriturismo un’azienda ecosostenibile in cui è possibile godersi passeggiate fra i poderi ed escursioni a cavallo, assapondo il fresco piacere della pineta d’estate o del caldo camino d’inverno. La posizione strategica consente inoltre di visitare le poco distanti Perugia, Assisi, Gubbio, Arezzo, il Lago Trasimeno e i borghi medievali umbri.

Strettamente legata alla storia di San Francesco e situata sulla strada del pellegrinaggio chiamata ‘il cammino di Assisi’ si trova

Veduta di Gubbio

Gubbio. Costruita sul margine di una piana ai piedi del Monte Ingino, Gubbio fu fondata dagli Umbri con il nome di Ikuvium o Iguvium e divenne poi municipio romano. Il Medioevo fu u periodo di particolare floridezza e potenza per la città, che ospitò anche per lungo tempo San Francesco, il quale leggenda vuole che ammansì qui il feroce lupo. In quel periodo furono edificati numerosi edifici pubblici, come il Palazzo dei Consoli e il palazzo del Bergello, e chiede, dal Duomo a San francesco, e la città prese l’aspetto che mantiene tuttora con le tre vie principali parallele posta su diversi livelli e fiancheggiate da case scure costruite in conci, Molte di queste abitazioni, accanto alla porta principale ma più in alto, presentano la cosiddetta ‘porta del morto’, che tradizione vuole si aprisse solo per lasciar passare le bare, anche se più probabilmente costituiva solo l’entrata ai piani superiori delle case, occupate al pianoterra da fondachi e botteghe.

Matti 'patentati' a Gubbio

Tradizionalmente definita la ‘città dei matti’ per la proverbiale imprevedibilità dei suoi abitanti, gli eugubini, la città è usa conferire la ‘patente da matto’ a chi compie tre giri di corsa intorno alla cinquecentesca Fontana dei Matti situata nel largo del Bargello venendo spruzzato alla fine con l’acqua della vasca.

Fra gli edifici di maggior interesse presenti nel centro storico ci sono il Palazzo dei Consoli, uno dei più bei palazzi pubblici d’Italia opera di Matteo Gattaponi che ospita il museo e la Pinacoteca Comunale;  il Palazzo Ducale, costruito dai Montefeltro a partire dal 1479 a imitazione di quello di Urbino e il cui magnifico cortile interno presenta un elegante portico rinascimentale a colonne su tre lati vivificate dalla dicromia della pietra serena e del rosso mattone; e il Teatro Romano, che risale all’epoca augustea e di cui rimangono arcate, pilastri e le gradinate della cavea. Fra gli edifici religiosi, invece, valgono la pena di una visita il Duomo, risalente al XIII secolo ma rimaneggiato nel ‘500, la gotica chiesa di San Francesco e San Ubaldo, che sorge sul fianco del Monte Igino ed è raggiungibile per una strada a serpentine lunga 5 km o più comodamente con una funicolare. Quest’ultima, dedicata al patrono della città e che ne custodisce i resti è anche la meta della famosa ‘Corsa dei Ceri‘ che si tiene il 15 maggio di ogni anno.

Il 'Palazzo dei Consoli' di Gubbio

La ‘Corsa dei Ceri‘ si svolge a Gubbio il 15 maggio ogni anno e tradizione vuole che sia dedicata a Sant’Ubaldo Baldassini, vescovo e patrono della città che morì nel 1160, frutto della trasformazione di un’originaria offerta di cera che le corporazioni medievali eugubine donavano al patrono. I Ceri sono tre ‘macchine’ di legno coronate dalle statue di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio Abate innestate verticalmente su altrettante barelle a forma di H che permettono di trasportarle a spalla. Il peso, di circa 300 Kg, non è la sola cosa che ne rende difficoltoso il trasporto, poichè ad esso si sommano l’altezza, la velocità – il tragitto viene fatto

I 'ceri'

correndo -, le asperità del percorso e le mute (i cambi al volo tra i portatori in corso). I portatori dei Ceri si chiamano ceraioli e ognuno è legato a un solo cero o per libera scelta, o per tradizioni familiari. Tradizionalmente, al cero di Sant’Ubaldo sarebbero legate le corporazioni di muratori e scalpellini, a quello di San Giorgio quella dei commercianti, mentre a Sant’Antonio i contadini, i proprietari terrieri e gli studenti. I ceraioli sono scelti fra i maschi adulti delle famiglie che abitano a Gubbio, anche se in rare occasioni (per esempio durante le guerre) anche le donne sono state ammesse al trasporto dei Ceri. I capodieci sono tre, uno per cero, e sono incaricati dell’Alzata (ovvero inaugurano la corsa) e responsabili del buon andamento della corsa del proprio cero. L’ordine di partenza e arrivo è prestabilito e non può essere modificato durante la corsa: il cero di Sant’Ubaldo è sempre il primo a entrare nella basilica, seguito da quello di San Giorgio e per ultimo da quello di Sant’Antonio. La Corsa dei Ceri è anticipata la prima domenica di maggio quando i Ceri vengono portati, in posizione orizzontale, giù in città dalla Basilica di Sant’Ubaldo, dove sono conservati per tutto l’anno. In questa occasione molti bambini salgono a cavalcioni dei Ceri lungo il percorso. Il simbolo dei tre Ceri è stilizzato anche nel gonfalone e nella bandiera ufficiali della Regione Umbria.

Il centro storico di Gubbio

Proseguendo alla scoperta dell’Umbria verso sud incontriamo quella che è conosciuta per essere la città che diede i natali e in cui vissero e morirono il patrono d’Italia San Francesco e Santa Chiara, nonché per essere uno dei maggiori centri religiosi d’Italia: Assisi.

La basilica di S. Francesco ad Assisi

Il periodo storico più importante per la città risale ai secoli XII e XIII, quando fu libero Comune, periodo in cui si illuminò anche la figura di San Francesco cui è legato anche il fiorire artistico della città con l’edificazione della basilica a lui dedicata e della chiesa di Santa Chiara, mirabili esempi di architettura gotica. A decorare la prima, inoltre, convennero fino alla metà del ‘300 i più grandi artisti toscani: da Pisano a Cimabue e Giotto, per finire con Martini e Lorenzetti. La Basilica di San Francesco, iniziata nel 1228 e consacrata nel 1253 consta di due chiese sovrapposte, quella inferiore e il santuario vero e proprio. La Piazza Inferiore, cinta da bassi portici quattrocenteschi per il ricovero dei pellegrini, è dominata dalla basilica e dal possente campanile, mentre in fondo a sinistra vi si affacciano l’oratorio di San Bernardino da Siena risalente alla prima metà del ‘400 e l’ingresso principale al Sacro Convento. Un gotico portale gemino preceduto da un protiro rinascimentale da accesso alla Chiesa Inferiore, al cui interno si respira immediatamente un senso di severità e raccoglimento dato dalle forme romanico-gotiche e dalla scarsità di luce filtrante. L’ampia navata è divisa da basse arcate a tutto sesto in cinque campate dalle volte a costoloni, con transetto e abside e cappelle laterali. In fondo, si apre la cappella di Santa Caterina ornata di affreschi di Andrea da Bologna e vetrate trecentesche, mentre circa a metà si trovano le scale che conducono alla cripta che racchiude la tomba di San Francesco come fu ritrovata nel 1918. Dai transetti, due scale salgono a una terrazza che da sul chiostro grande, a portico e a loggia, sulla quale incombe l’altra parte absidale della basilica e da cui, tramite un’altra scala, si accede alla Chiesa Superiore. Questa contrasta vivamente con la precedente già per la sua pura e agile struttura gotica e per la sua luminosità. Consta di una navata di quattro campate dalle volte a crociera con transetto e abside poligonale in cui sono raccolti i potenti affreschi di Cimabue e Giotto. Dalla chiesa si esce sulla Piazza Superiore per ammirare la semplice facciata duecentesca ornata di un portale gemino e di una ricca rosa, mentre dalla terrazza dietro l’abside si raggiunge l’ingresso al Tesoro che in tre sale raccoglie cimeli preziosissimi.

A due passi dalla basilica, nel pieno del centro storico di Assisi, il ristorante Locanda del Podestà  permette di scoprire in un’atmosfera magica e mistica i sapori e le ricette della cucina umbra accompagnata dai pregiati vini locali. In uno sposarsi di gusto e leggerezza ogni piatto diventa una vera e propria opera d’arte unica e inimitabile, partendo da una classica quanto ‘basilare’ torta l testo fino a piatti più ricchi come gli stringozzi cacio e pepe o al tartufo o le pennette alla norcina.

La Chieda dedicata alla Santa fedele discepola di San Francesco e fondatrice delle Clarisse è invece, come la basilica, un santuario

Santa Chiara

di fede e arte. Eretta in stile gotico fra il 1257 e il 1265, ha una semplice facciata a bande bianche e rosse e tre archi rampanti appoggiati al fianco. Internamente la nuda navata a 4 capate gotiche racchiude affreschi vari sopra il presbiterio e i transetti risalenti alla fine del ‘200 e di scuola giottesca. Dalla navata si passa alla Cappella del Sacramento anch’essa ornata di affreschi e tavole trecentesche.

Nelle mura medievali che circondano il centro storico, al termine della tortuosa e pittoresca via Perlici, si trova invece la Porta omonima. Risalente al XII secolo, presenta un duplice arco interno e stipiti formati da massi umbro-romani. Il silenzioso quartiere adiacente è particolarmente caratteristico grazie alle antiche casette che lo popolano, in particolar modo lungo la via del Comune Vecchio, e nelle vicinanze si trovano anche i ruderi dell’Anfiteatro Romano dei primi tempi dell’Impero. Dalla carrozzabile che parte da Porta Perlici si sale inoltre alla Rocca Maggiore, fatta ricostruire da Albornoz nel 1367 e costituita da una cinta trapezoidale con torri angolari e dal cassero con l’alta torre quadrata del mastio.

Situato in un vicoletto caratteristico e silenzioso vicino alla piazza del Comune si trova invece il ristorante ‘Locanda del Bernardone’, cui è collegato il piccolo hotel ‘Grotta Antica‘, in cui si respira appieno l’atmosfera suggestiva della città ed è possibile gustare piatti tipici della tradizione umbra. La sala ristorante, inserita all’interno delle mura medievali, è particolarmente accogliente e si sposa perfettamente con i sapori della tradizione culinaria regionale.

La 'Porziuncola' di Santa Maria degli Angeli

Situata su una collina a 15 Km da Perugia, sempre scendendo verso il sud della regione, si trova Deruta, una picola cittadina particolarmente nota per la produzione delle ceramiche le cui origini rimangono in parte ignote ma che si è subito rivelata un valido baluardo di Perugia a sud, verso Todi, come dimostra l’aspetto di castello fortificato del centro storico.

A ridosso dell’antica cinta muraria si trova il borgo più vecchio da cui, salendo per le tre porte dell’antico sistema difensivo, si accede al centro storico. La principale porta d’accesso è chiamata Porta Sant’Angelo, mentre le altre minori sono dette Porta Peruginae, Porta del Borgo o Tuderte. Nei pressi della Porta del Borgo è ancora possibile osservare, inglobati da edifici più nuovi, i resti dell’antico ospedale di San Giacomo risalente al 1414, una rarità per l’epoca. Nel centro del paese, prima della fontana dei Consoli, si trova la piccola ex chiesa di Sant’Angelo sconsacrata nei primi anni del XX secolo, mentre passata la fontana si arriva al campanile e alla trecentesca chiesa di San Francesco.

Una maiolica di Deruta

Le ricerche effettuate sulle origini e la storia della ceramica derutese consentono un’approfondita conoscenza dello sviluppo prduttivo-stilistico della ceramica locale rendendo lecito supporre che la genesi sia piuttosto antica. E’ infatti documentata l’esistenza, fin dal 1296, del toponimo ‘terra vasaria’ sulle rive del Tevere nella vicina Torgiano e la felice posizione geografica di Deruta, prossima a importanti vie di comunicazione terrestri e fluviali che favorivano i commerci e gli scambi ha certamente sostenuto lo sviluppo delle attività dei vasai e l’espansione dei loro traffici. La particolare specializzazione e la continuità produttiva hanno fatto sì che nell’evoluzione tecnica e stilistica della ceramica derutese si possano riconoscere tutte le principali tappe attraversate anche dalle produzioni dei diversi centri ceramici dell’Italia centro-settentrionale, a volte con significative anticipazioni o con soluzioni originali come nel caso dei lustri rinascimentali. Il lustro consiste in una particolare tecnica decorativa che consente di ottenere il colore dell’oro o del rubino con sfumature cangianti e iridescenti. Il procedimento, particolarmente sofisticato, ha origini antichissime e lontane, ma fu acquisito dai vasai derutesi nella seconda metà del XV secolo attraverso la mediazione dei lustri ispano-moreschi, come suggeriscono le similitudini tra la produzione derutese e quelle di Valencia e Manises.

Veduta panoramica di Spello

L’ultima tappa di questo itinerario è Spello, cittadina collocata ai piedi del Monte Subasio a circa 5 Km da Foligno e 35 da Perugia, eletta uno dei Borghi più Belli d’Italia, che si estende nella sua superficie comunale fra montagna, collina e pianura. Il suo terreno, particolarmente fertile, è coltivato a cereali viti e soprattutto olivi, da cui la città ottiene il suo prodotto gastronomico più pregiato: l’olio extravergine di oliva.

Fondata dagli Umbri per poi essere denominata Hispellum in epoca romana, fu dichiarata da Cesare ‘ Splendidissima Colonia

La cinta muraria

Julia’. I resti della cinta muraria, molto più grande di quella visibile oggi, attestano la grandezza che ebbe la città così come i resti archeologici  che la circondano. Numerose sono le opere di epoca romana e rinascimentale visibili in città, fra cui la chiesa di Santa Maria Maggiore che racchiude, all’interno della Cappella Baglioni, splendidi affreschi attribuiti al Pinturicchio e un pavimento di maioliche di Deruta. Nel sito dell’acropoli romana, ora occupato dai resti della rocca dell’Albornoz, si trova invece il Belvedere, dove si trova un piccolo arco romano antica porta di accesso all’acropoli e da cui si gode un magnifico panorama.

Fedele alla nomea di ‘città dell’olio’ il Frantoio di Spello uccd ha mantenuto negli anni l’intento di produrre esclusivamente olio extravergine di oliva di qualità superiore. Le modalità di raccolta, trasporto, lavaggio, molitura e conservazione sono finalizzate a esaltare le caratteristiche tipiche di un prodotto affermatosi nei secoli. Per i professionisti o i curiosi che desiderino approfondire la storia dell’olio extravergine di oliva di Spello e condividere la propria passione per il prodotto, il Frantoio organizza visite (gruppi minimo di 20 persone) agli oliveti dei propri associati o al frantoio aziendale con percorsi didattici sul ciclo di produzione, la conservazione e l’imbottigliamento, assaggi sensoriali e degustazioni di prodotti tipici umbri e disciplinari sul marchio a Denominazione di origine protetta ‘DOP Umbria’.

Ogni anno, a fine giugno, la città ospita una fra le più conosciute e apprezzate Infiorate a livello internazionale, organizzata in onore del Corpus Domini. Nel corso della settimana delle Infiorate, inoltre, Spello organizza numerose iniziative da non perdere per scoprire al meglio la città e le sue tradizioni.

2 pensieri su “Itinerario Sfizioso: borghi medievali, ceramiche e cucina genuina nel ‘cuore d’Italia’”

  1. bell’articolo, complimenti.
    Un unico appunto, la foto con didascalia “veduta di Gubbio”, in realtà riproduce Assisi (al centro della foto, ben riconoscibile, c’è la Basilica di S. Chiara).
    Saluti!

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