Itinerario Sfizioso: scoprendo la Brianza fra piramidi, formaggini e insediamenti rurali


Istituito nel 1983 dalla Regione per tutelare i valori naturalistici e paesaggistici di un territorio della Brianza, il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone è un concentrato di zone di grande interesse ambientale e aspetti culturali di pregio strettamente legati alla storia dell’uomo e alla sua evoluzione.

La prima tappa di questo itinerario è legata a un piccolo mistero che riguarda il territorio: le piramidi di Montevecchia, che per dimensione e posizione sono identiche alle più famose ‘cugine’ egiziane. Prendendo uno dei numerosi sentieri della valle è possibile risalire verso la cima della collina di Montevecchia da cui si gode una bellissima vista sulla pianura circostante, fino a Milano da una parte e sul Parco della Valle del Curone dall’altra, e dove è possibile assaggiare alcuni dei prodotti più rappresentativi della zona: i formagitt. Ridiscendendo dall’altra parte ci si addentra invece nel territorio del parco fino a raggiungere i resti degli antichi insediamenti rurali e risalendo il corso del fiume Curone si arriva ad ammirare il fenomeno delle sorgenti pietrificanti.

Itinerario Montevecchia

Il piccolo ‘mistero’ che caratterizza, fra le altre cose, il territorio circostante Montevecchia riguarda tre colline modellate asportando la roccia che per forma, dimensione e posizione sono identiche alle più famose piramidi egiziane di Cheope, Chefren e Micerino. Se ne sono rimaste nascoste per migliaia di anni, coperte da una fitta vegetazione che non ne facilitava l’individuazione, ma nel 2001, grazie a delle foto aeree e alle ricerche di un architetto appassionato di storia locale sono venute alla luce.  Tre tumuli di terra allineati, tre colli non molto elevati, tanto antichi quanto misteriosi. Le ricerche hanno infatti evidenziato che, come per le piramidi della piana di Giza, anche per le piramidi di Montevecchia esiste un rapporto numerico legato alle stelle della cintura di Orione.

Le colline sono tre e sono poste su un asse obliquo da Nord-Ovest a Sud-Est, ruotate quindi di novanta gradi in senso orario rispetto alle omologhe egiziane, ma in cui tuttavia la proporzione e la posizione dell’una in rapporto alle altre risulta essere identica. L’unica differenza è che mentre in Egitto le piramidi sono costituite da blocchi di pietra assemblati dagli schiavi, a Montevecchia le strutture sembrano essere state ricavate modellando le colline e asportando il materiale in eccesso. Le ricerche non hanno portato a una datazione precisa delle piramidi di Montevecchia e alcuni ipotizzano un unico artefice sia per le piramidi egizie sia per quelle lombarde.

la vista dal Galeazzino

Spostandosi a Lomaniga (una frazione di Missaglia) per arrivare a Galeazzino risalendo un sentiero che fiancheggia vigneti e campi terrazzati, si arriva quasi in cima alla collina di Montevecchia ed è possibile godersi lo spettacolo della pianura ai propri piedi e dei grattacieli milanesi all’orizzonte.

la trattoria al Galeazzino

Per riprendersi della camminata, una volta in cima è possibile ristorarsi degustando alcuni dei prodotti del territorio in uno dei numerosi ristoranti e trattorie presenti, come la Trattoria Bonfanti – al Galeazzino. Nata alla metà del secolo scorso da Giovanni Bonfanti e oggi gestita dalla terza generazione della famiglia, la trattoria offre, oltre alla degustazione dei prodotti più tipici del territorio innaffiati da un ‘nustranel’ di produzione casereccia, anche una bellissima terrazza da cui godersi lo spettacolare panorama della Valle del Curone. Il pasto completo costa dalle 14 alle 16 euro, escluse le bevande che fanno salire il prezzo a 20-22 euro.

 

Fra i prodotti più tipici di Montevecchia vi sono senz’altro i ‘formagitt’, formaggini molli di latte vaccino o caprino che vantano una lunga tradizione e numerose attestazioni di qualità, come l’inserimento nell’Atlante dei prodotti tipici dei parchi italiani prodotto da Slow Food, Legambiente e Federparchi. La tecnica di lavorazione dei formaggini di Montevecchia non è cambiata nel corso degli anni, si tratta di formaggi freschi a lavorazione ‘lattica’ in cui quindi al latte si aggiunge pochissimo caglio e poi si lascia fermentare naturalmente dalle 18 alle 24 ore. Esistono sia nella variante fresca – dalla pasta bianchissima, l’aroma delicato e gradevolmente acidulo e un sapore latteo – sia nella variante stagionata, che aumenta invece la complessità dei sapori. Per esaltarne il sapore vengono normalmente serviti cosparsi di prezzemolo fresco tagliato finemente, un filo d’olio e pepe in polvere.

Percorsi i 500 metri di sentiero fra le vigne che separano Galeazzino dalla centralissima piazza Agnesi, si arriva

la vista da Montevecchia Alta

a Montevecchia Alta, un vero e proprio balcone naturale da cui si ammira l’ampio paesaggio della Valle Santa Croce e dell’alta Val Curone che si espande ai piedi della collina. La parola Montevecchia sembra sia dovuta a una fortificazione romana che si trovava sulla sommità della collina al posto dell’attuale santuario. Il nome originale di Mons Vigiliae (monte delle vedette), si sarebbe nel tempo involgarito fino ad arrivare a Monte Vegia e poiché in dialetto brianzolo vegia vuol dire vecchia si è infine arrivati alla denominazione attuale.

Il Santuario della Beata Vergine del Carmelo, che sorge sul punto più alto della collina, presenta una lunga storia risalente addirittura all’alto medioevo, epoca della costruzione della prima chiesetta ad opera dei Longobardi. L’edificio originale resistette fino al 1570, epoca in fu distrutto da un incendio, e venne ricostruito quasi un secolo dopo. Ampliamenti avvenuti fra la fine del ‘600 e la metà del ‘700 hanno poi portato il santuario alle dimensioni attuali.

la scalinata per il Santuario della Beata Vergine del Carmelo

Per ristorarsi un po’ dalla salita alla vetta della collina, è ideale una sosta alla gelateria Monte Bianco che si trova in piazza Agnesi. I gelati artigianali, realizzati con veri pezzi di frutta, aiutano a recuperare un po’ le energie e a combattere la calura estiva. Nella gelateria è anche possibile acquistare alcuni prodotti artigianali del parco di Montevecchia: formaggini, vini, miele, confetture e polenta.

le stradine di Montevecchia

Dopo la visita al Santuario, prendendo il sentiero che scende sulla sinistra ci si addentra nel territorio del Parco del Curone, ambiente di grande interesse naturalistico, ricco di testimonianze e reperti degli insediamenti umani di diverse epoche.
Si raggiunge per prima cosa Ca’ del Soldato, un vecchio cascinale presso cui si trova il Centro Parco. Leggenda vuole che l’origine del nome dell’edificio derivi da un soldato napoleonico diretto in Russia che, rapito dal paesaggio e dalla quiete del luogo, decise di fermarvisi dando il nome alla cascina. In realtà essa compare con questa nomea già su una mappa risalente al 1564, prima dell’avvento di Napoleone, per cui il collegamento al soldato si ritiene che possa essere addirittura di epoca romana. Attualmente attrezzata con un piccolo museo,  Ca’ del Soldato offre la possibilità ai visitatori di osservare la fauna presente nel parco e i diversi ambienti che lo caratterizzano.

Proseguendo il cammino verso Cascina Ospedaletto, si incontra poi uno di torrentelli che si immettono nel Curone, dove è possibile ammirare il fenomeno delle sorgenti pietrificanti. L’acqua corrente genera infatti fenomeni di travertinizzazione, cioè di formazione di travertini (rocce porose formate dalla precipitazione del calcare presente nelle acque sorgive sulle strutture con cui vengono a contatto: rocce, sassolini, foglie, pezzi di legno, muschi).

Galbusera Nera e Galbusera Bianca

Continuando a seguire il sentiero immerso nel bosco che risale un costone e passa di fianco ad alcune cascine, si arriva infine a Galbusera Nera e Galbusera Bianca, interessanti esempi di antichi insediamenti rurali.

Galbusera Bianca è diventata oggi una vera e propria oasi di biodiversità, il cui fulcro vitale è rappresentato dall’azienda agricola biologica biodinamica che coltiva a regime 20 ettari di terreno, di cui 13 agricoli e 6,8 boschivi. Specializzata in biodiversità di frutta, ortaggi, erbe officinali, fiori eduli e animali di bassa corte, Galbusera Bianca è diventata nel 1999 la prima azienda agricola privata italiana affiliata al Sistema oasi di WWF Italia per il suo patrimonio di biodiversità. Il complesso comprende una casa padronale, tre cascine e una stalla riuniti insieme a formare il piccolo borgo noto fin dal 1348 e completamente ristrutturato in bioarchitettura e consumo di energie rinnovabili per il massimo rispetto dell’ambiente. A regime sono previste attività ricettive, culturali e di formazione con servizi di altissima qualità e un programma innovativo di attività per la fruizione dell’ambiente naturale e il benessere individuale.

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