Itinerario Sfizioso: a spasso con Leonardo lungo il fiume Adda


Ancora una volta è il corso di un fiume a scandire le tappe di un mio itinerario, dopo il Mincio vorrei portarvi infatti sull’Adda attraversando le province di Milano, Monza e Brianza fino ad arrivare a Lecco. Un itinerario che non permetterà solo di scoprire un territorio tutto sommato poco conosciuto da chi non abita nelle vicinanze, ma anche di fare un vero e proprio salto indietro nel tempo di diversi secoli, attraverso progetti ed edifici che hanno mantenuto intatti il proprio fascino e la propria funzionalità, contribuendo ancora oggi allo sviluppo del territorio. E’ fra l’inverno del 1482 e la primavera dell’anno successivo infatti che Leonardo arriva a Milano alla corte di Ludovico Sforza, venendo incaricato di studiare il modo per rendere navigabile il fiume Adda. Già dal 1457 si erano iniziati i lavori per la costruzione del naviglio della Martesana, che avrebbe agevolato i traffici commerciali tra le alzaie nelle campagne fino all’Adda, poi al lago di Como, per arrivare infine, tramite la Valtellina e il passo dell’Engadina, al Nord Europa. Il percorso completo dell’Ecomuseo dell’Adda di Leonardo parte dalla ‘porta’ nord – dove si trova il traghetto leonardesco che collega Imbersago a Villa d’Adda – e termina, dopo 14 stazioni e 47 tappe, a Cassano d’Adda. Circa 35 Km lungo il medio corso del fiume alla scoperta dei navigli extra cittadini, le chiuse e i canali che hanno collegato e irrigato per secoli le campagne a nord di Milano, angoli straordinari dove ammirare lo spettacolo della natura e luoghi dove scoprire l’architettura industriale.

Itinerario sull'Adda

In questo itinerario ne esploreremo circa metà, partendo proprio dalla ‘porta’ nord a Imbersago fino a Crespi d’Adda. Dal molo del traghetto di Leonardo ci dirigeremo verso Paderno d’Adda passando sotto al suo famoso ponte in ferro battuto, capolavoro dell’ingegneria civile del XIX secolo, per raggiungere Cornate d’Adda, dove si trova la centrale idroelettrica Esterle. Arrivati a Trezzo ci imbatteremo in una seconda ”vecchia gloria’ dell’architettura industriale, la centrale Teccani, e in altri edifici di grande rilevanza storica fra cui il Castello Visconteo. Termineremo la nostra gita attraversando il fiume e facendo un salto indietro nel tempo di due secoli, alla fine dell’800, quando venne costruito il villaggio ideale attorno all’opificio Crespi, oggi annoverato fra i patrimoni dell’Unesco.

Il piccolo paese di Imbersago si trova nel territorio lecchese della Brianza. Nel centro cittadino è possibile ammirare alcune

il traghetto di Leonardo a Imbersago

chiese medievali e  il Santuario della Madonna del Bosco, particolarmente caro a Papa Giovanni XXIII, ma l’opera di maggior interesse presente sul territorio è indubbiamente il Traghetto di Leonardo che collega Imbersago con Villa d’Adda, sulla sponda opposta del fiume. Realizzato nel 1513 è una riproduzione fedele del progetto Leonardesco che, sfruttando la legge del parallelogramma, aveva pensato alla possibilità di costruire traghetti mossi dalla sola corrente del fiume. Si tratta di un’imbarcazione a mano, assicurata da un cavo teso fra le due sponde che sfrutta la forza dell’acqua rendendo inutile l’uso di un motore.

Dalla sponda imbersaghese è possibile iniziare il percorso a piedi o in bicicletta in direzione di Brivio, risalendo verso Lecco, o Paderno per ridiscende il corso del fiume verso Milano. Muovendosi nella seconda direzione si passerà sotto il famoso ponte ad arco in ferro di San Michele, anche conosciuto come Ponte di Paderno. Progettato dall’ingegnere svizzero Jules

il ponte di Paderno

Rothlisberger e realizzato dalla Società Nazionale Officine di Savigliano, è lungo 266 metri e si eleva a 85 metri sopra il livello del fiume. All’epoca della sua costruzione, nel 1889, era il più grande ponte ad arco al mondo per dimensioni e il quinto in totale per ampiezza di luce. L’impalcatura superiore prevede due livelli di percorribilità, il primo ferroviario e il secondo (circa 6 metri più in alto) stradale utilizzati ancora oggi. Per le sue caratteristiche tecniche, il ponte è considerato un capolavoro dell’archeologia industriale italiana e una delle più notevoli strutture ingegneristiche ottocentesche, tanto che dal punto di vista storico la sua rilevanza è paragonabile alla costruzione della Torre Eiffel – eretta nello stesso periodo e con le stesse tecnologie. Entrambe le strutture, infatti, all’epoca della costruzione divennero il simbolo del trionfo industriale per i rispettivi Paesi.

vista del fiume Adda e del ponte di Paderno

Continuando sul lungofiume si arriva a Cornate d’Adda, dove rrecenti scavi archeologici nel territorio hanno riportato alla luce numerosi resti dello scontro tra Longobardi Alachis e il re Cuniperto del 690 circa, dopo il quale il re vincitore fece

il lungofiume e la centrale Esterle

edificare in loco il monastero di San Giorgio Martire. Di maggiore rilevanza e fascino sono però certamente le centrali idroelettriche Bertini ed Esterle che si incontrano proseguendo nel percorso sul lungofiume da Imbersago. Costruite lungo l’alzaia per sfruttare il naturale movimento dell’acqua rappresentano due esemplari di particolare rilevanza di quell’architettura industriale capace di coniugare le necessità funzionali di un edificio con la bellezza estetica. Un’ideale di ‘tecnologia poetica’ che accompagnò il sorgere della civiltà industriale e che si può ammirare oggi solo nei tragitti di archeologia industriale, di cui il medio corso dell’Adda rappresenta uno degli esempi più clamorosi in Italia e nel mondo.

Situata fra Paderno e Cornate d’Adda, la Centrale Bertini fu attivata nel 1898 e fu la prima a produrre corrente elettrica in italia e fra le prime in Europa. In occasione del centenario ha goduto di un importante intervento di resyling che ha permesso di riscoprirne la bellezza austera. Nella centrale Esterle che risale al 1914, invece, l’applicazione dello stile neoclassico è tale da dissimulare la reale funzione dell’edificio, tanto da farlo sembrare più una residenza signorile in stile Liberty. Nella campagna circostante non si possono dimenticare poi i luoghi legati alla civiltà contadina, per lungo tempo l’attività predominante della zona, fra cui alcune cascine che si rifanno alla tipica architettura rurale lombarda: Cascina Fugazza, Cascina Pozzona, Curt di Sa’natt, Curt del Gugla e Cascina Borina.

la Centrale Esterle

Non ci sono certezze sull’origine del nome Trezzo, ma l’ipotesi più accreditata è che derivi da Trecc, parola di origine celtica che significa promontorio, a causa proprio della posizione strategica in cui si trova la città antica rispetto al fiume, su un altipiano appunto. Situato proprio in posizione privilegiata in un’ansa del fiume e da questo protetto su due lati si trova il Castello Visconteo, sul cui terzo lato si trova invece una torre quadrata alta 42 metri che la leggenda vuole fatto edificare da Teodolinda. Costruito a difesa di un ponte, per la sua posizione strategica fu aspramente conteso fra Federico Barbarossa e la città di Milano e poi fra i Visconti e  i Torriani. Più volte distrutto e ricostruito, i resti che ne possiamo vedere oggi risalgono alla costruzione del 1370 di Bernabò Visconti, di cui fu dimora e prigione fino alla morte. Oggi il Castello ospita un centro di documentazione sui ritrovamenti longobardi venuti alla luce a Trezzo fra il 1976/78 e il 1990/92 che sono fra i più importanti d’Europa.

la Centrale Taccani e il Castello Visconteo

Immediatamente sotto al Castello, sulla riva del fiume, si trova un’altra ‘vecchia gloria’ dell’architettura industriale italiana, la

la Centrale Taccani

centrale Taccani. Tutt’ora in funzione, è aperta per visite guidate al pubblico la prima domenica di ogni mese. Il lussureggiante paesaggio del Parco dell’Adda nei dintorni di Trezzo fu anche oggetto di numerosi schizzi a china e a seppia e disegni sanguigna che fanno parte del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, che visse a lungo nella vicina Vaprio d’Adda, ospite del suo allievo Francesco Melzi.

Per ristorarsi dalla passeggiata o anche solo per godersi un pasto godendo della rilassante vista dell’Adda consiglio il ristorante Terrazza sull’Adda, dall’ambiente informale e famigliare, che si trova proprio sul lungofiume ed è particolarmente rinomato per i suoi piatti di pesce di mare e le sue fritture. I piatti gustosi della tradizione mediterranea, ma anche di terra, garantiscono un viaggio nei colori e nei sapori dell’Italia.

Oltrepassato il ponte di Trezzo, sulla sponda opposta si trova Crespi d’Adda. Costruito alla fine dell’800 dalla famiglia Crespi, proprietaria dell’omonimo opificio, come ‘villaggio ideale del lavoro’, il Villaggio Crespi d’Adda è una vera e propria cittadina completa costruito dal nulla dal padrone della fabbrica per i propri operai e le loro famiglie.

il Villaggio di Crespi d'Adda

Come nei feudi medievali, il padrone ‘regnava’ dal suo castello su questo piccolo mondo perfetto, anticipando le tutele dello

la casa padronale

Stato stesso e provvedendo a tutti i bisogni dei dipendenti. Nel villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell’opificio e la vita dei singoli e della comunità intera ruotava attorno alla fabbrica, ai suoi ritmi e alle sue esigenze.

Proprio in qualità di esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, di cui è il più completo e il meglio conservato dell’Europa meridionale, Crespi è stato inserito nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

Anche se la fabbrica è ormai chiusa il villaggio è tutt’ora abitato e passeggiare fra le sue casette perfettamente ordinate e multicolor è un’esperienza che vale la pena di fare per sentirsi trasportati in un luogo fuori dal tempo e dal mondo.

l'opificio Crespi

Un’altra ragione per visitare Crespi d’Adda, o quanto meno per prolungare la visita fino all’ora dei pasti, è l’Osteria da Mualdo, osteria di classe ricavata in una casina ristrutturata nei pressi del castello. Nelle antiche stalle e nel fienile sono state ricavate piccole sale disposte su vari livelli mentre in giardino una grande vela protegge i tavoli dai raggi solari. La cucina, che offre piatti vari della tradizione italiana è gestita da Sergio Mei, chef executive del Four Season di Milano.

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