Quaderno di Viaggio: Andalusia – maggio 2008 e giugno 2010


Terra delle mille emozioni, sapori e colori l’Andalusia non delude mai.

Ci sono stata per la prima volta nel 2008 e considerando quanto sia evidente la mia maggiore facilità di innamoramento per i luoghi che visito rispetto a quella per i ‘classici’ uomini ;-p, non c’è voluto molto per farmi cadere ai suoi piedi, tant’è che ci sono tornata lo scorso anno.

tipico paesaggio delle colline andaluse

Al primo giro sono volata a Siviglia con un’amica per fare cinque giorni on the road, macinando km per vedere tutto il vedibile, mentre la seconda volta ho cercato di rilassarmi un po’ e di ‘colmare i buchi’ lasciati dal viaggio precedente. Il

Torre del Oro - Siviglia

mio primo impatto con la regione è stato con Siviglia, una città che fin dalla prima occhiata si rivela viva, ricca di storia e cultura. Pur essendo solo a fine aprile faceva già molto caldo, ma fortunatamente le strette viuzze del centro offrono un ombroso e fresco riparo a chi si appresta a scoprire i tesori della città a piedi. Avendo noleggiato una macchina (con Autoeruope, che aveva i prezzi più convenienti) e non volendo preoccuparci troppo di cercare posto in strada, abbiamo scelto l’ostello Patio de la Cartuja, un gruppo di antiche residenze con grandi patii trasformato in albergo nel quartiere bohémien de la Macarena che dispone anche di un parcheggio. Una volta sistemati i bagagli siamo quindi partite da qui scendendo lungo il Guadalquivir verso il quartiere di El Arenal, antica sede del porto sevillano oggi dominata dalla Plaza de Toros de la Maestranza, di origine settecentesca e una della più antiche arene spagnole, e dalla moresca Torre del Oro risalente al XIII secolo.

Attraversato il ponte Isabel II abbiamo continuato la passeggiata scoprendo il rione Triana, per tradizione il ‘quartiere

viette sevillane

operaio’ in cui fin dai tempi dei romani si producono ceramiche, camminando sulle stradine di ciottoli ma non potendo purtroppo ammirare la quotidiana fervida attività dei numerosi negozi di ceramica visto che era domenica. Fin dal primo passo oltre il ponte ci si accorge dell’atmosfera diversa che si respira nel barrio, sensibilmente più tradizionale e tranquillo rispetto alla sponda cittadina, ed è incantevole perdersi nelle viuzze dove le insegne di bar, negozi, laboratori e anche delle semplici case sono realizzate con i famosi azulejos, le piastrelle smaltate dalla caratteristica decorazione azzurra. Tornati verso la Torre del Oro ci siamo quindi addentrate nel barrio di Santa Cruz, l’antico quartiere ebraico nonché angolo più pittoresco della città in cui si concentra la maggior parte delle attrazioni più note: la cattedrale gotica con la Giralda (simbolo di Siviglia), il Real Alcazar e l’Hospital de los Venerables.

Siviglia, la cattedrale e la Giralda

L’intricato dedalo di viette che si dipanano nei dintorni della cattedrale è senza dubbio la parte più romantica della città e zigzagare fra le piazze e i patii ornati di fiori è un’esperienza che permette di assaporare al meglio l’atmosfera vitale e ospitale che caratterizza Siviglia. In questa zona, ricca di bar di tapas e ristoranti si può trovare di tutto, dalle botteghe degli artigiani alle catene dei negozi più famosi, ai classici rivenditori di souvenir. La cattedrale gotica e la Giralda, il suo campanile che insieme al Patios de los Naranjos che si trova sul lato ovest sono ciò che rimane dell’antica struttura moresca sui cui resti è stata costruita la cattedrale, sono senz’altro i monumenti più conosciuti di Siviglia.

Seconda tappa del primo viaggio andaluso è stata Cordoba, distante appena un paio d’ore di macchina. Sarà che essendo molto più piccola abbiamo avuto modo di godercela più di Siviglia, a cui avevamo dedicato giusto una mezza giornata,

a spasso per Cordoba

ma Cordoba mi ha colpito maggiormente rispetto al capoluogo. Il nucleo è costituito dalla città vecchia che si sviluppa intorno alla Mezquita, sulle rive del Guadalquivir, quello che era il vecchio quartiere ebraico ed è perciò chiamato Juderia. Partendo dal Puente Romano per addentrarsi nei dintorni della Mezquita e dell’Alcazar de los Reyes Cristianos, passeggiando per i vicoletti su cui si affacciano innumerevoli oreficerie e botteghe artigianali, si ha l’impressione di essere tornati indietro nel tempo. Un po’ ovunque ma soprattutto prendendo Callejon de las Flores si possono ammirare i fiori che danno un tocco di colore alla città abbellendo i balconi, le porte e i patii delle case, in particolare nel periodo in cui si tiene il Festival de los Patios, ai primi di maggio.

Dopo una mattinata intensa a Cordoba abbiamo fatto rotta su un’altra perla incastonata nelle montagne della provincia di Malaga: Ronda. Con la gola del Tajo a fungere da efficace fossato, questo fu uno degli ultimi centri conquistati dai

il Puente Nuevo di Ronda

mori e successivamente divenne la culla della moderna corrida. Non so se per colpa del navigatore non aggiornato o meno, comunque la strada da Cordoba non sì è rivelata esattamente agevole, anzi! Ad un certo punto ci siamo trovate a percorrere stradine di montagna non asfaltate, ma quanto meno c’erano i cartelli a confortarci di stare proseguendo nella direzione giusta. Lo spettacolare quanto imponente Puente Nuevo separa la parte antica, un vero e proprio pueblo blanco moresco fatto di stradine acciottolate ed edifici dipinti di bianco, da quella nuova al di là della gola dove si trova, manco a dirlo, la Plaza de Toros. Lo strapiombo roccioso di quasi 100 metri sotto il centro abitato offre uno spettacolo da mozzare il fiato che ci ha fatto immediatamente dimenticare le difficoltà per arrivare fino a qui, anche perché ripartendo abbiamo scoperto che la strada per arrivare a Marbella era invece molto più agevole.

Ronda

Tappa ideale per riprendersi dopo le prime giornate intense di visita del territorio (o per iniziare alla grande il soggiorno come nel caso del mio ritorno in Andalusia) è invece Tarifa, che a me ha immediatamente rubato il cuore quando ci sono arrivata per la prima volta nel 2008. Chi non c’è mai stato forse avrà difficoltà a capire perché, di tutte le splendide città

la rocca di Tarifa

dell’Andalusia, proprio questa sia la mia preferita. L’atmosfera che si respira a Tarifa è magica. E’ come una piccola St. Tropez, ma meno fighetta.. un borghetto di case piccole e bianche in cui si concentrano tante persone dagli stili di vita differenti, ma accomunate da una visione della vita presa alla leggera. La parola d’ordine qui è relax! Ci si può fare con calma una passeggiata nel centro fra i negozietti che vendono prodotti locali e i tanti dedicati invece alle attrezzature da kite/wind surf, addentrandosi nelle piazzette piene di taperie e ristorantini tipici dove con 6€ si può gustare il fritto misto più buono di sempre. Basta proseguire un poco per incontrare il Castillo de Guzman el Bueno, poi il porto, la rocca e per finire arrivare alla spiaggia.. potendo scegliere se fare il bagno nel Mar Mediterraneo o nell’Oceano

la spiaggia di Tarifa

Atlantico! Uno stretto istmo che porta all’isola di Tarifa, riserva naturale di pesca, separa infatti le due acque per un centinaio di metri, prima che si fondano insieme nel restante spazio che separa la punta più meridionale dell’Europa dal Marocco. Guardando all’orizzonte, Tangeri sembra così vicina da poterla toccare con un dito, solo sporgendosi un po’, e prendendo uno dei traghetti veloci della linea FRS in 35 minuti è possibile immergersi e assaporare un po’ dell’atmosfera marocchina.

La Pension Facundo che mi ha già vista ospite un paio di volte, è una buona sistemazione, a pochi metri dalla spiaggia e dal centro, con camere pulite con o senza bagno privato e accesso internet e wi-fi gratuito.

kites a Tarifa

La spiaggia più grande che parte da Tarifa è quella sull’oceano che poi arriva fino a Cadice e alla Costa della Luz. Su

playa de valdevaqueros

questa spiaggia, che si chiama Valdevaqueros, si trovano nelle ore giuste moltissimi appassionati dei diversi stili di surf, da quello ‘classico’ con la sola tavola, al wind e al kite, e non è insolito imbattersi in acrobazie che lasciano a bocca aperta. Il vento che soffia incessantemente in questa zona non è solo particolarmente apprezzato dai surfisti, ma costituisce anche una delle fonti principali di energia e sviluppo del territorio. Le colline circostanti Tarifa, ma in generale un po’ in tutta la regione andalusa, sono infatti caratterizzate non solo dalla massiccia presenza di campi di girasoli, ma anche dalle numerose turbine che trasformano l’intensità eolica in energia elettrica.

mulini a vento
Gibilterra
panoramica di Gibilterra
abitanti della penisola

A un’oretta di macchina da Tarifa in direzione Malaga si trova Gibilterra, enclave britannica su suolo spagnolo. Famosa non solo per la presenza di pub e fish&chips, come nella più classica tradizione inglese, o per i tunnel dell’assedio utilizzati durante la Guerra di secessione spagnola, quanto per la presenza delle scimmie senza coda che ci vivono, Gibilterra offre dal Top of the Rock, la vetta della penisola raggiungibile a piedi o con la funicolare, un panorama d’eccezione sulla costa e le colline circostanti.

Alhambra - patio de la Alberca

Tarifa e Gibilterra sono state tappe di entrambi i miei soggiorni andalusi, ma mentre nel primo giro da qui mi sono spostata verso ovest per poi tornare a Siviglia, nel secondo abbiamo proseguito verso est risalendo parte della Sierra Nevada per arrivare, in circa 3 ore, a Granada. Seguendo i consigli di amici vari avevamo prenotato l’ingresso per la

il Partal

visita all’Alhambra prima di partire dall’Italia e prima di lasciare Tarifa avevamo addocchiato un paio di ostelli in città fra cui scegliere. Arrivate con un paio d’ore d’anticipo rispetto all’orario della visita, abbiamo quindi fatto un giro di perlustrazione in auto per posizionare gli ostelli e ci siamo fermate per pranzo. Purtroppo, una volta finito, abbiamo scoperto che l’auto non partiva più e che l’autonoleggio da cui l’avevamo presa non solo non aveva una sede in città, ma non riusciva nemmeno a proporci delle soluzioni per recuperarne una nuova in breve tempo. In caso abbiate bisogno di noleggiare un’auto in Spagna, consiglio quindi di evitare caldamente la Record Go. Per

decorazioni all'Alhambra

non perdere almeno la visita all’Alhambra ci siamo spostate lì in taxi, decidendo di pernottare alla Posada Dona Lupe, una fra le nostre papabili scelte che si trova immediatamente di fronte. Nonostante il caldo afoso che alle 5.30 di pomeriggio ancora ci faceva boccheggiare e l’incazzatura per il contrattempo, la visita ci ha fatto dimenticare per qualche ora i nostri problemi. L’uso magico di spazi, luce, acqua e decorazioni che caratterizza le architetture del complesso e i giardini trasmette perfettamente l’immagine di potere  dei califfi della dinastia Nàsridi che la fecero costruire, mentre dalle mura ci si gode una magnifica vista sulla città e sulla Sierra Nevada. Risalendo i Jardines Bajos abbiamo visitato anche il Generalife, tenuta di campagna dei re Nàsridi, una vera oasi di pace.

il Generalife

Purtroppo il problema con l’auto e l’incapacità di gestirlo della compagnia di noleggio ci hanno fatto perdere la visita generale della città e ha anche determinato un cambio nel programma complessivo del viaggio, dato che siamo dovute

la cattedrale di Cadice dal lungomare

tornare a Malaga per recuperare un nuovo mezzo, quindi da lì poi ci siamo ridirette verso sud, a Cadice. Il centro storico di questo vivace porto, che si trova su una penisola collegata al resto della città da un istmo, è molto carino e suggestivo e la passeggiata sul lungomare è veramente molto bella, ma da non fare nelle ore più calde della giornata visto che, al contrario di Tarifa, qui non spira un alito di vento. Arrivando nella piazza della cattedrale e girandovi attorno per proseguire verso il lungomare si incontra la Playa de la Caleta, la spiaggia più famosa di Cadice in cui si trova un vecchio stabilimento

dinosauri al Parque Genovès

balneare dalla bianca architettura arabeggiante. Continuando la passeggiata e sorpassando la fortezza del Baluarte de la Candelaria si arriva poi al Parque Genovés, dove oltre ad ammirare i magnifici giardini è possibile fare incontri.. ‘insoliti’.😉 Il lungomare che gira tutto intorno alla penisola rientra infine nel centro cittadino prima del porto, all’altezza di Plaza de Espana, dove si trova il Monumento a las Cortes. Una testimonianza molto importante per la gente di Cadice e per la Spagna stessa, perché ricorda quando in città fu instaurato per un breve periodo un parlamento alternativo a quello di Madrid nel 1812, anche se questo tentativo

democratico venne immediatamente soffocato dalla monarchia.

Cadice - playa de la caleta

Non molto distante da Cadice, per una gita in giornata o come tappa prima di proseguire verso Jerez de la Frontera, si trova Sanlùcar de Barrameda, da cui è possibile partire per visitare il parco naturale di Donana. Si tratta di una riserva naturale che si sviluppa sul corso del fiume Guadalquivir e in cui trovano riparo numerose specie protette, soprattutto di uccelli (fra cui fenicotteri e aquile imperiali), ma anche linci e cervi. Da Sanlùcar è possibile prendere un traghetto per risalire il fiume e visitare il parco, mentre da Huelva partono i tour su strada in 4×4.

parco nazionale di Donana
il paesaggio a Donana
flamingos

Ultima tappa in entrambi i tour è stata Jerez de la Frontera, capitale dello sherry circondata da una campagna

la cattedrale di Jerez

ammantata di filari di viti e campi di girasoli. Per quanto il centro cittadino, dove l’unica costruzione degna di nota è l’Alcazar dell’XI secolo, sia molto carino e ricco di taperie in cui gustare le migliori specialità della regione accompagnate da un ottimo fino locale, la vera attrazione del posto sono le bodegas (come quella di GonzalesByass, produttori del famoso Tio Pepe) che offrono tour guidati nelle cantine che normalmente si concludono con una degustazione. Oltre a queste e al circuito reso famoso dalla moto GP, Jerez è particolarmente famosa anche per la sua scuola equestre. A fine aprile/primi di maggio vi si svolge la Feria del Caballo, la festa più importante della città, durante la quale gli abitanti e i visitatori si vestono con abiti tradizionali

spagnoli e si tengono esibizioni di dressage della Real Escuela Andaluza de Arte Ecuestre.

visita alla bodega GonzalesByass

Ma, come si dice, ‘non c’è due senza tre’ per cui, considerando quanto ancora mi manca da vedere di questa terra accogliente e i comodi voli low cost che coprono tutte le città principali, credo che ritornerò presto in Andalusia a completare il giro.

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