Quaderno di Viaggio: Cambogia – Agosto 2010


Nuvole sopra la Cambogia

La prima impressione che ho della Cambogia, vedendola dall’alto mentre vi voliamo sopra, è di un immensa distesa verde squarciata da un taglio marrone il cui corso zigzagante la divide quasi a metà. Questa ‘ferita’ è il Mekong naturalmente e scendendo a poco a poco per l’atterraggio posso distinguere meglio le grandi risaie e i campi che da esso traggono la propria linfa vitale.

Il Mekong

Sarà l’aeroporto di Siem Reap, piccolo e stupendo la cui architettura richiama quella dei templi che fino a ora avevamo visto solo di sfuggita a Bangkok il giorno prima, sarà il cielo azzurro che finalmente ci accoglie dopo l’aria inquinatissima della capitale thailandese, sarà che dopo due anni di attesa finalmente mi trovo esattamente dove voglio essere ma il primo impatto con la Cambogia è ben più che positivo. E’ possibile che un Paese mi piaccia così tanto prima ancora di averci effettivamente posato piede, mi chiedo? E non posso far altro che sperare che le aspettative non vengano deluse.

Appena entrati nel terminal ci prepariamo per espletare le formalità di richiesta del visto.. e ci troviamo davanti una sfilza di 10 doganieri in uniforme!! Dal primo che prende in consegna i nostri passaporti e i moduli per apporti visto e timbro, all’ultimo che firma e ce li riconsegna, gli altri sembra che si limitino a passarseli di mano in mano come una specie di catena senza montaggio. Perplessi e divertiti allo stesso tempo usciamo dall’aeroporto dove ci aspetta il tuk-tuk mandatoci dall’albergo. Per quanto fossi stata avvertita prima della partenza dall’Italia dalla mia amica Patty che c’era stata un paio di anni prima, non posso fare a meno di rimanere stupita da questi motorini con attaccato un carretto che costituiscono il principale mezzo di trasporto per turisti e non. Chissà come sarebbe girare a Milano così!🙂

 

Tuk-Tuk 2
Tuk-Tuk
Il viaggio fino all’hotel mi permette di iniziare ad ammirare da vicino persone, paesaggi, stili di vita che scorrono davanti ai miei occhi senza la cornice di un finestrino che le racchiuda e con l’aria (ancora non troppo calda, dopotutto sono le 8 del mattino!!) che mi accarezza la faccia. Nonostante la notte insonne per colpa del materasso duro come marmo dell’hotel di Bangkok sono sveglissima e già con la macchina fotografica che scatta a ripetizione cercando di fermare attimi che comunque rimarranno indelebili nella mia memoria. Bambini che corrono e salutano, donne in bicicletta con il tipico cappello a cono, pick-up con i cassoni straripanti di gente, animali e biciclette tutti insieme, motorini con legati dietro tre maiali uno sopra l’altro, lavoratori nei campi, case più o meno fatiscenti, un mercato, famiglie ammassate su uno stesso scooter: bambino, papà che guida, due gambette che spuntano – immagino attaccate a un altro bambino – mamma e di nuovo bambino.. ma come faranno a stare su?? :O
Scene di strada 1
Scene di strada 2
Scene di strada 3

Attraversiamo Siem Reap, piccola, viva, piena di gente, e già addocchiamo i numerosi centri massaggi.. pensare che la sera prima avevamo girato invano per il quartiere cinese a Bangkok senza riuscire a trovarne mezzo! In un attimo siamo al nostro albergo l’Ancient Angkor. Salutiamo momentaneamente il nostro amico tuk-tuk, di cui in tre giorni non capiremo mai il nome e che ritroveremo dopo un paio d’ore per il primo giro alla zona dei templi, ci sistemiamo velocemente in camera e ci concediamo finalmente una colazione, visto che sono le 10 e siamo in piedi dalle 5 di mattina.. dalla fame che ho la frittata che ci servono mi sembra la più buona del mondo, e quasi non mi accorgo della proporzione fra uovo e cipolla notevolmente a favore di quest’ultima! Dopo neanche un’ora siamo di nuovo in tuk-tuk, direzione Beng Malea. Avendo solo poco più di un pomeriggio infatti avevamo optato per visitare un tempio che fosse fuori dal circuito di Angkor, in modo da evitare di pagare il prezzo pieno del biglietto che per un giorno è di 20$ e col senno di poi la scelta si è rivelata ancora più azzeccata! La strada per Beng Malea è lunga, sono circa 40 km da Siem Reap e in tuk-tuk ci impieghiamo quasi 2 ore, ma il viaggio ci regala scorci impagabili che prontamente immortaliamo con le macchine fotografiche. Quando arriviamo al tempio lo spettacolo è impressionante. Le rovine sono completamente in balia della giungla e non capiamo bene come affrontare l’ammasso di pietre per entrare nel perimetro di quello che è uno dei più grandi complessi costruiti durante il regno degli Khmer (ha una superficie di poco più piccola di quella del più famoso Angkor Wat). Fortunatamente una guida ci viene in aiuto accompagnandoci nel giro e mostrandoci dove e come arrampicarci sui massi per avere i migliori punti di osservazione sulle parti rimaste sorprendentemente intatte. Nonostante l’ingenua scelta di rimanere in infradito invece di mettere le scarpe da ginnastica che non facilità il percorso e il caldo torrido che mi fa sudare più di quanto abbia mai fatto in vita mia sono completamente rapita dallo spettacolo della natura che qui la fa assolutamente da padrona. La nostra guida è adulta, ma per il complesso girano anche numerosi bambini che spesso si offrono di accompagnare i turisti in cambio di una piccola mancia, mentre per il resto del tempo giocano tra queste rovine di oltre mille anni in alcuni punti straordinariamente conservate.

Beng Malea
Potenza della natura
Bassorilievi
Scalando le rovine
Bambini al Beng Malea
Dintorni di Beng Malea

Finito il giro torniamo al nostro fido tuk-tuk per avviarci ad Angkor, dove acquisteremo i biglietti per il giorno successivo e saliremo sulla montagna del Bakheng, di fronte ad Angkor Wat, per ammirare il panorama circostante al tramonto. Lungo il tragitto ci fermiamo a uno dei numerosi banchetti sulla strada dove abbiamo

Kranal

modo di provare la prima specialità cambogiana: il kranal, riso cotto al vapore e pressato in un tubo di bamboo insieme a fagioli. Arrivati ad Angkor dobbiamo aspettare le 5 per l’apertura della biglietteria per il giorno dopo, poco alla volta un’altra ventina di tuk-tuk carichi di turisti ci raggiungono per la stessa trafila, dopodiché via tutti, per arrivare in tempo al punto da cui salire sul monte per ammirare il tramonto. Attraversata la barriera d’ingresso, prima di arrivare, abbiamo modo di intravedere alcuni dei complessi di cui avevamo già letto tutto il possibile sulle guide e su internet, cosa che ci fa pregustare ancora di più la giornata seguente. La salita al Bakheng non è particolarmente faticosa, o forse è bastata l’arrampicata sulle rovine del Beng Malea per allenarci. Quando arriviamo in cima vediamo il tempio.. e la marea di gente che già lo affolla, purtroppo. Facciamo anche ‘conoscenza’ con le tipiche scalinate dei templi del circuito: ripide e con scalini alti e dal passo strettissimo che ci obbligano in molti punti a procedere con i piedi paralleli alla lunghezza cercando appiglio sul muro di fronte. La vista circostante è ampia, anche se parzialmente coperta dagli alberi che circondano la montagna, ma il tramonto tutto sommato deludente, forse perché per via dell’afa si è alzata un po’ di foschia. Non facciamo in tempo a scendere che già si è fatto buio e con il tuk-tuk che ci ha pazientemente aspettato insieme ai suoi colleghi ritorniamo in albergo dove crolliamo esausti.

Bakheng
Tramonto al Bakheng
Incensi votivi

Un paio d’ore di sonno e l’agognata doccia ci rimettono in sesto e siamo pronti a uscire alla scoperta di Siem Reap. La prima cosa che si fa sentire è ovviamente la fame per cui ci avviamo verso un ristorante tipico khmer addocchiato mentre arrivavamo in albergo la mattina e cosa troviamo sulla prima pagina del menù? Pizza. Vinco

Cambodian pizza

facilmente le resistenze di Andrea proponendogli di ordinarla come antipasto mentre scegliamo fra i numerosi piatti tipici quelli che ci ispirano di più. Nonostante l’aspetto un po’ fiacco e l’uso di un formaggio non meglio identificato al posto della mozzarella devo dire che la Cambodian Pizza non è poi così male, o forse anche in questo caso è la fame atavica che sfalsa i miei gusti. Proseguendo con la cena tipica khmer abbiamo la conferma che anche in Cambogia, come a Bangkok, l’ingrediente di riferimento per tutti i piatti è la cipolla, usata in enormi quantità e per lo più cruda o quasi. Satolli dopo una serie di piatti a base di carne, pesce, anans e.. cipolla, proseguiamo il nostro giro lungo la via principale alla ricerca del centro massaggi che desideravamo dalla sera prima. Un bel massaggio rilassante di un’ora ci rimette al mondo, giusto in tempo per tornare in hotel a dormire un po’ prima della seconda sveglia a un orario impossibile della vacanza.

Alle 4 siamo infatti di nuovo in piedi e mezz’ora dopo già in viaggio verso Angkor Wat per ammirare l’alba.

 

Alba ad Angkor Wat

Lo spettacolo è decisamente migliore di quello del tramonto della sera prima. Il cielo che da bluette si sta facendo azzurro è venato da striature rosse, arancio e rosa che squarciano la profondità della notte per dare vita a una nuova, afosa, giornata il cui termometro, già a quest’ora, segna almeno 30 gradi.

Angkor Wat

Il secondo giorno ad Angkor trascorre visitando tutto il possibile, ma ovviamente avendo poco tempo ci tocca tralasciare molto. Cominciamo con Angkor Wat, il meraviglioso complesso costruito nel 12° secolo che occupa una superficie di circa 210 ettari,perfettamente conservato e in via di ulteriori restauri – grazie anche a contributi italiani – costituito da numerose gallerie, padiglioni, biblioteche e le cui pareti sono adornate da bassorilievi che raccontano la storia di Ramayana e la vita quotidiana ai tempi della costruzione di Angkor. Dopo una breve sosta al tempio minore di Ta Som ci spostiamo a Ta Phrom, il tempio del complesso che ha fatto da set al film Tomb Raider lasciato in balia della giungla che però in confronto al Beng Malea sembra lustro come

Ta Phrom

il corridoio di un ospedale. Proseguiamo con il Banteay Srei, il tempio detto delle donne grazie alla raffinatezza dei suoi bassorilievi, e con il Neak Pean per terminare con Angkor Thom, la cittadella che racchiude al suo interno alcuni dei principali edifici del complesso angkoriano: il Bayon, famoso per gli enormi

Bassorilievi al Banteay Srei

bassorilievi che ritraggono dei volti, il Phimeanakas, il Bauphon e la Terrazza degli Elefanti. Dopo una giornata intensa che, per quanto mi sembri impossibile, ci fa sudare ancora più del giorno prima, mentre stiamo terminando la visita del Phimeanakas che ha richiesto la scalata di una delle scalinate più strette e scoscese fra quelle fatte fino a quel momento ecco che cominciano a cadere le prime gocce di pioggia. Sollevata da questo inaspettato quanto insperato refrigerio evito di tirar fuori dallo zaino il poncho antipioggia pensando che tanto non serva.. ovviamente due minuti dopo inizia a diluviare e corriamo a ripararci sotto le colonne all’ingresso della Terrazza degli Elefanti. Visto che tanto abbiamo finito il giro decidiamo di lanciarci sotto il diluvio per raggiungere il tuk-tuk e così in meno di 50 metri siamo fradici dalla testa ai piedi (nonostante a quel punto ci fossimo messi i poncho!).

L'ingresso ad Angkor Thom
Bayon
Phimeanakas

Aspettiamo che spiova, dopodiché torniamo verso Siem Reap per fare un salto al bazaar dove acquistiamo i primi

Apsara

souvenir prima di rientrare in albergo. La sera ci aspetta una cena in un altro ristorante tradizionale dove avremo  modo di vedere anche uno spettacolo di Apsara, la danza tradizionale cambogiana raffigurata spesso sui bassorilievi nei templi di Angkor, prima di terminare la giornata con un fish massage, il massaggio ai piedi fatto da una miriade di pesciolini immersi in una vasca.

Il mattino del terzo giorno la sveglia suona un po’ più tardi, ma non troppo visto che dobbiamo prendere il pullman che ci porterà a Phnom Penn, la capitale del Paese da cui ripartiremo per una breve tappa a Bangkok prima di proseguire con la meta principale del nostro viaggio: il Vietnam. Il pullman è comodo e semi vuoto e il viaggio deve durare 5 ore per cui ne approfittiamo per continuare a dormire (anche perché l’alternativa sarebbe guardare i video del karaoke o un indecente film di kung fu). Arrivati a Phnom Penn abbiamo un paio d’ore prima del volo quindi

Museo Nazionale di Phnom Penn

facciamo una veloce tappa al Museo Nazionale dove si trova la più grande collezione di sculture Khmer e alcuni bassorilievi originali di Angkor prima di scappare all’aeroporto. Lì scopriamo che oltre alle normali tasse aeroportuali incluse nel biglietto aereo è richiesta una ‘tassa di uscita’ di 25$ a testa, ma non c’è tempo per protestare, anche perché non sortirebbe alcun effetto, per cui non ci resta che metter mano al portafogli.

Termina così questo diario e la mia breve avventura cambogiana, che mi ha lasciato una gran voglia di tornare appena possibile per scoprire meglio questo splendido Paese e la sua gente calorosa, ospitale e disponibilissima.

2 pensieri su “Quaderno di Viaggio: Cambogia – Agosto 2010”

    1. Ciao,
      io il visto turistico di un mese per la Cambogia l’ho fatto direttamente lì una volta atterrati. Basta portarsi 3 foto tessere, ti fanno compilare un paio di moduli con i dati anagrafici (tipo le visa per entrare negli USA per intenderci) ed è fatta. Costa 25$.
      A Siem Reap le pratiche ce le hanno fatte velocemente, a Phnom Penn non saprei. Anche se arrivi via terra puoi fare le pratiche direttamente in dogana.
      Quando vorresti andare e che giro vorresti fare? Se ti servono altre informazioni fammi sapere!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...