Ich bin ein Berliner


La prima volta che sono andata a Berlino era l’estate del 1990, insieme ai miei genitori. Avevo 8 anni e non ho ricordi precisi di quel viaggio se non uno, chiarissimo, del muro – di cui era iniziato da poco lo smantellamento ufficiale – ancora presente in diverse zone della città, fra cui quella antistante la porta di Brandeburgo. Ricordo alimentato dal pezzetto di storia acquistato proprio lì, che ancora fa bella mostra di sé sul comodino di mia madre.

IMG_0968

Dopo di allora ci ho messo 14 anni prima di tornare, per andare in visita da amici tedeschi conosciuti durante il mio Erasmus a Parigi, e poi altri due per un viaggio/convention legato al negozio dei miei genitori. Anche i ricordi di questi due weekend sono confusi e collegati più che altro a momenti ed esperienze vissuti con gli amici presenti che non alla città, ma mi avevano lasciato un’impressione di Berlino come di una città ancora in cerca di una sua nuova strada e profondamente nostalgica, soprattutto nelle zone dell’ex DDR.

Lo scorso weekend sono finamente tornata dandomi tutto il tempo per (ri)scoprire come la città si sia trasformata negli ultimi 20 anni. Il viaggio era il regalo per Natale fatto alla mia dolce (??) metà che, non essendo mai stato a Berlino e per un’attitudine personale – passatemi il termine – un po’ “nazi” (come raccontavo nel diario di Washington), ha ovviamente voluto fare e vedere tutto il possibile nei 4 giorni a disposizione.

La nostra base per i primi 3 giorni era in piena DDR, all’INNSIDE Berlin: 1 minuto dalla metro Ostbahnhof e 5 minuti a piedi dalla East Side Gallery. Ci siamo quindi incamminati lungo la Sprea verso questi 1.300 metri e oltre di muro ancora esistenti (la sezione più lunga rimasta), che sono una vera e propria galleria a cielo aperto su cui si possono ammirare le opere realizzate da artisti più o meno famosi dopo la caduta del muro.

Il muro termina in prossimità dell’Oberbaumbrücke, storico ponte a due livelli che collega il quartiere di Friedrichshein e Kreuzberg, un tempo passaggio pedonale tra Berlino Est e Berlino Ovest. Continuando ad avventurarsi a piedi fra le vie di Kreuzberg è possibile ammirare altre opere di street art più recenti sui muri dei palazzi, curiosare fra i negozietti vintage o sedersi per un drink nei numerosi bar che animano il quartiere, soprattutto di notte.

La nostra passeggiata è proseguita fino alla chiesa di San Michele, parzialmente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, prima di prendere la metro per raggiungere uno dei luoghi icona della Berlino di oggi: Alexanderplatz e la Fernsehturm (la torre della TV).

Dopo aver pranzato con un buon currywurst ammirando la città dall’alto, ci siamo spostati sulla vicina Museuminsel, l’isola dei musei dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO che raccoglie opere e reperti afferenti a seimila anni di arte, molte delle quali provengono dalle collezioni private della famiglia reale prussiana e dal 1918 sono amministrate dalla fondazione Stiftung Preusschiscer Kulturbesitz (la fondazione responsabile del patrimonio culturale degli Hohenzollern). Qui è possibile ammirare la Porta del Mercato di Mileto e la ricostruzione della Porta di Ishtar (nel Pergamonmuseum), il busto di Nefertiti e una ricca colazione di reperti dell’età del bronzo, tardo egiziani e troiani (nel  Neues Museum).

Dalla piazza antistante l’altea Museum (il più antico del complesso) e il Duomo di Berlino,  abbiamo proseguito il nostro giro fino allo Zoo e alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche sull’autobus di linea n. 100 che, come il 200, attraversa il centro passando per tutte le principali attrazioni (e con il biglietto giornaliero che consente di prendere tutti i mezzi pubblici a soli  € 7 è molto più conveniente dei classici bus Hop On-Hop Off..😉 ).

Il secondo giorno ci siamo alzati di buon ora per arrivare in orario alla visita prenotata sulla cupola del Reichstag, l’edificio dove si riunisce il Bundestag (il Parlamento tedesco), disegnata Norman Foster dopo che l’originale fu distrutta durante i bombardamenti.

L’audioguida gratuita disponibile in diverse lingue spiega la storia dell’edificio e delle altre costruzioni d’interesse in città visibili dall’alto, oltre al funzionamento del Parlamento e degli organi governativi tedeschi di oggi.

A pochi passi di distanza si trovano la porta di Brandeburgo e il Memoriale dell’Olocausto, sulla strada verso la moderna Potsdamer Platz. Durante la Seconda Guerra Mondiale la piazza venne quasi completamente distrutta e visse più di 40 anni come spazio libero tra la parte est e la parte ovest; dopo la riunificazione, però, si presentò la possibilità di ricostruire il quartiere. I lavori per realizzare il nuovo quartiere DaimlerChrysler – ad opera di architetti come Renzo Piano, Richard Rogers e Arata Isozaki – iniziarono nel 1993 e proseguirono per 5 anni.

Nelle vicinanze si trovano il Museo Dalì, il Museo delle Spie (dove viene ricostruita la storia dello spionaggio dall’epoca degli antichi egizi fino a oggi) e una torretta di guardia del periodo post-bellico in Erna Berger Strasse.

Proseguendo verso Checkpoint Charlie, il più famoso punto di passaggio negli anni della Guerra Fredda diventato un’icona della divisione politica e del significato stesso del concetto di “confine”, si trova Topograhie des Terrors il centro di documentazione che sorge nel luogo dove, durante il Terzo Reich, aveva sede il quartier generale delle SS.

In questa zona è possibile visitare il Trabi Museum, dedicato alla storia della famosa utilitaria prodotta nella DDR nata come “l’auto del popolo tedesco dell’Est” e anche partecipare a un tour on the road per le vie del centro città proprio alla guida di una Trabant originale grazie a Trabi-World (che naturalmente non potevamo perderci!!😀 ).

 

Il terzo giorno ci siamo dedicati a un tour nella Berlino sotterranea visitando uno dei bunker ancora esistenti sotto la stazione di Gesundbrunnen e quello che rimane della Flakturm di Humboldthein, l’unica delle tre coppie di torri antiaeree fatte costruire da Hitler rimasta in parte ancora in piedi e visibile.

Tornando verso il centro, a Nordbahnhof, dei pannelli nella stazione della metropolitana spiegano come, dopo la costruzione del muro, furono molteplici i tentativi di ritrovare la libertà attraverso i tunnel e le cosiddette «stazioni fantasma» – fermate della metropolitana dell’ovest rimaste attive sotto la Berlino Est. Usciti dalla stazione, proseguendo lungo Bernauer Strasse, si può visitare Gedenkstätte Berliner Mauer, il memoriale principale dedicato alla divisione della città che si sviluppa per 1,4 Km lungo il percorso originale del muro.

Sulla guida Pocket di Lonely Planet avevamo letto di un buon ristorante viet lì vicino, in Rosenthaler Strasse (il District Mot), per cui dopo un ottimo pho❤ ci siamo spostati in quella che sarebbe stata la nostra casa per l’ultima notte, il bellissimo (e non lo dico solo perché sono di parte! ;-p ) Hotel De Rome in Bebelplatz, ricavato all’interno dell’edificio che un tempo ospitava la sede centrale della Banca di Dresda nella DDR. Qui (finalmente!) ho potuto rilassarmi un po’ dopo la maratona dei giorni precedenti nella Spa ottenuta negli spazi di quello che un tempo era il caveau.

L’ultima giornata è stata dedicata al relax e a un’ultima passeggiata in centro, anche perché – ovviamente – dopo tre giorni di nuvole è finalmente uscito il sole..:-/

Quello che mi rimane dopo questo viaggio è l’impressione che Berlino si sia finalmente affrancata dal passato che la vedeva divisa. Senza dimenticare la storia e i momenti più bui che l’hanno vista protagonista, la città ha perso quell’aura nostalgica (anche se ancora si intravede in alcuni quartieri ex-DDR negli edifici di chiara matrice sovietica, identici a quelli che ho visto la scorsa estate in Russia, che potevano essere solo di tre colori: grigio, grigio chiaro e grigio scuro) aprendosi alla vita e al divertimento con un’energia contagiosa “respirabile” nei bar, ristoranti e nei numerosi locali notturni (dove, per la cronaca, si suona una della miglior musica elettronica internazionale).

 

4 passi a Washington


Ipse dixit: ‘Massì cosa vuoi che avremo camminato, massimo 6Km!’. Salvo scoprire, controllando con Maps, che i suddetti Km erano 16. 😓

  

Non fraintendetemi, a me piace girare a piedi e scoprire così, anche perdendomi un po’ senza controllare la cartina, città che non conosco. E Washington da questo punto di vista si presta perfettamente perchè le distanze fra i punti di interesse principali sono ridotte e, se siete fortunati con il meteo, in 3 giorni riuscirete a vedere tutto tranquillamente.

Ora, se siete persone normali suddividerete il giro del National Mall in due giornate, dedicandone una alla zona di Capitol Hill (il Campidoglio) e dei musei, e la seconda all’area dei memoriali senza affaticarvi troppo; ma se siete – o come me avete ‘malauguratamente’ scelto come accompagnatore – un nazi borderline preoccupato di non avere il tempo per vedere TUTTO.. Beh allora munitevi di scarpe mooooolto comode e cominciate con qualche settimana d’anticipo ad allenarvi come per prepararvi a una mezza maratona. I vostri piedi e le vostre gambe vi ringrazieranno e la sera non sarete troppo devastati per uscire a cena!

  

L’alternativa divertente, veloce e sempre ecologica è il Capital Bikeshare: con 7$ per 24h o 15 per 3 giorni, potrete scorrazzare liberamente per la città con le bici che si trovano praticamente a ogni angolo.

Per i più pigri, la metro è comodissima (anche se non proprio economicissima) e porta anche nelle zone più remote delle contee vicine. Per esempio, se foste obbligati.. Pardon! Non vedeste l’ora di visitare l’Udvar-Hazy Air&Space Centre a Chantilly (che in effett,  a dirla tutta, vale molto più la pena dell’omonimo museo in centro città) basterà arrivare al capolinea della metro Silver e da lì prendere l’autobus 983 che lascia proprio di fronte all’ingresso (ricordatevi di portare i soldi contati – 1.75$ – o comunque banconote di piccolo taglio perchè gli autisti non danno resto).

 

Quale che sia il vostro mezzo, oltre a girare la città concedetevi il tempo di visitare anche i numerosi musei che costeggiano il Mall. Sono tutti gratuiti (il che è già una figata) e  spaziano per qualsiasi campo: dalla storia naturale (un paradiso per chi da bambina sognava di diventare archeologa e poi biologa marina.. Salvo poi finire a fare PR 😶), alle scienze aerospaziali, all’arte americana e africana. Altra  cosa fighissima,  se siete anche voi internetaholic, quelli dello Smithsonian offrono collegamento wi-fi ai visitatori! 👏👏👏

Fra le attività turisticisssssime ma comunque carine per passare qualche ora c’è la crociera sul Potomac. Oltre alle opzioni di lusso per brunch, pranzo e cena, ci sono anche i semplici traghetti con guida che partono dal Georgeton Water Park con diverse rotte fino al Tidal Basin, Alexandria o Mount Vernon (la tenuta di George e Martha Washington) per cifre decisamente più convenienti. La zona del Water Park è molto carina anche per una passeggiata fino a Roosvelt Island o per un pranzo/cena lungo il fiume (per esempio da Tony&Joe’s per un ottimo piatto di shrimp&crab dip 🍴).

  

Il cimitero di Arlington è impressionante, con la sua distesa (anche se è più giusto parlare di colline) infinita di tombe a ricordare l’assurdità delle guerre. A meno che non vogliate proprio continuare a farvi i Km a piedi, ci sono dei fantastici tour guidati in bus che passano per diversi punti cruciali come il monumento ai militi ignoti, la tomba dei Kennedy e la Arlington House da cui si gode una vista meravigliosa sulla città. 

Dal lato sud si vede anche il Pentagono, raggiungibile in una fermata di metro. Può essere che prima di farvi accedere al memoriale la guardia vi faccia attendere un po’, ma potreste avere la fortuna di beccarvi l’arrivo/partenza di un paio di nuovi XYZ o degli elicotteri presidenziali. 😉 Se siete previdenti, potete anche cercare di prenotare una visita tramite l’Ambasciata, ma avrete bisogno di un preavviso di almeno 3-4 settimane.

 

Che altro dire della capitale? È super organizzata e molto tranquilla, decisamente non un regno dello shopping (per lo meno nelle vicinanze del centro ma verso Georgetown e i quartieri periferici si anima). A cena è meglio non andare troppo tardi (intorno alle 9 di domenica quasi tutti i locali stavano chiudendo la cucina) e in alcuni ristoranti è necessario prenotare anche in settimana. Da New York ci si arriva comodamente in circa 3h30 con i regionali dell’Amtrak o più velocemente con i treni Acela (partenza da Penn Station).

Parigi amarcord..


Non ce n’è, per quanto voglia cercare di fare la distaccata alla fine sono una nostalgica..🙂

Sarà stato l’incontro di questo weekend con un caro amico conosciuto proprio lì, sarà che quest’anno ricorre il decimo anniversario dal mio Erasmus a Parigi – il che mi ricorda pure che sto invecchiando paurosamente.. aaarghh!!! – ma da un mesetto a questa parte mi è venuta immensamente voglia di tornare nella Ville Lumière.. che, anche se non la vedo ormai da anni, continuo a considerare un po’ come la mia seconda casa.

stèf versione parigina giardini de la tuileries

E’ bastato davvero poco, un aperitivo in un posto milanesissimo e quattro chiacchiere sulle nostre avventure da ventenni espatriati per scatenare un fiume di ricordi, emozioni ancora vive e, per l’appunto, la nostalgia canaglia.. sì, decisamente sto diventando vecchia!😦

Non ero mai stata a Parigi prima di andarci a vivere, né, per la verità, mi interessava farlo da turista.. anzi! Prima di arrivarci la ritenevo troppo istituzionale come meta, troppo.. ‘da adulti’ forse e quindi le avevo sempre preferito altre destinazioni per i viaggetti che avevo (da poco, del resto avevo 20 anni!) iniziato a fare. Anche per l’Erasmus, in realtà, Parigi e la Sorbona erano inizialmente la mia seconda scelta, visto che all’epoca ero in piena fase rock/punk e quindi sognavo l’anarchica Londra.. Una volta scoperto che la meta inglese non sarebbe stata la capitale ma una cittadina di provincia, ho pensato che alla fine i francesi non fossero poi così male e che avrei potuto dare una possibilità di farmi innamorare anche alla Tour Eiffel.🙂

Tour Eiffel

Come è poi capitato molte altre volte nella mia vita, insomma, la decisione migliore è stata un po’ frutto del caso.😀

E’ bastato pochissimo infatti, una volta arrivata, per farmi capire quanto tutti i miei preconcetti fossero sbagliati e per sentire che quella era davvero la MIA città.. molto più di quanto non abbia mai sentito Londra ogni volta che ci sono stata.

uscita della metropolitana di Parigi La Défense Notre Dame brasserie dietro al Centre Pompidou Sacre Coeur

Ci vogliono 9 mesi per mettere al mondo un figlio, io a Parigi ci sono rimasta 10. Non sono tornata incinta – fortunatamente!! (nonostante quello che si racconta sugli Erasmus e nonostante mia madre abbia avuto qualche sospetto visti i 10 Kg presi mangiando baguettes e crêpes a tutto spiano) – ma in tutto quel tempo sono cresciuta io e le esperienze vissute con i miei compagni di avventura di allora, ragazzi che come me erano partiti da soli o quasi con cui ci siamo trovati il primo giorno nella sala computer di Paris-Censier e lasciati sulla porta dell’aeroporto, mi hanno trasformato dalla bambina che ero.. nella ‘ragazzina’ che sono oggi. :-p

stèf & fé - Parigi 2003 stèf & fé - Parigi 2009 stèf & fé - Milano 2013

Mi ci sono voluti 5 anni, dopo la fine dell’Erasmus, prima di riuscire a tornare serenamente a Parigi e l’occasione è stata di ritrovarmi proprio con Fè, l’amico incontrato questo weekend e da cui scaturisce questo post amarcord. E’ stato strano rivedere i posti in cui ero ‘di casa’ nella mia vita parigina e che spesso non vengono minimamente toccati dai giri turistici classici: il Canal St. Martin, la rue Mouffetard, i bar à chicha in zona Oberkampf.. è stato strano soprattutto conoscere alcuni nostri successori, ragazzi italiani e non in Erasmus in quel momento, da cui cercare di capire se le abitudini fossero ancora le stesse: le crêpes (sì, sempre loro) più buone della città nel baracchino di fianco al McDo alla fermata Cluny-la Sorbonne cui non si darebbe 1 euro a vederlo, le serate d ‘n b gratis il primo mercoledì del mese al Rex o quelle organizzate alla Cité U, i falafel nel Marais e le pite greche a St Michel, i pomeriggi al parchetto di Place des Voges, la nightlife in zona Bastille..

Moulin Rouge

Visto che ora ne sono passati altri 5, di anni, sarebbe quindi l’ora di ritornare. Magari a giugno, per la Fête de la Musique, uno degli eventi cittadini che ricordo con più piacere e che ho letteralmente adorato.

pista di pattinaggio sul ghiaccio davanti all'Hotel de Ville

Riguardo le foto di allora e già mi sembra di essere di nuovo di fronte al Moulin Rouge o a quel ‘suppostone’ che è il Sacré Coeur, a pattinare sul ghiaccio sulla pista che allestiscono davanti all’Hotel de Ville o a ridere guardando un film francese nel cinema dentro Les Halles, a fare shopping sugli Champs Elysées o a vedere l’ennesima mostra al mio adorato Centre Popmipdou prima di andare a boire un verre in una delle brasserie lì intorno, a prendere il sole al Parc de la Villette o a fare un pic nic notturno sulla banchina dell’Ile de la Cité.. anzi, ora mi faccio subito una bella ricerca ‘voli per Parigi‘, alla faccia dell’impulsività!😉

Back in the city


Rieccomi a Kathmandu. Il viaggio è ormai agli sgoccioli, domani sarà l’ultimo giorno prima del rientro e l’umore comincia a risentirne un po’.

20130104-215417.jpg
Questa ultima settimana è stata un tripudio di incontri, esperienze, emozioni, colori, odori e sapori (per lo più speziati.. Mooooolto speziati!) che mi hanno dato modo di capire un po’ di più il Nepal, la sua gente e la sua cultura.

20130104-214405.jpg

Siamo passati attraverso un capodanno fra i locali nella Pokhara in festa per lo Street festival, brindando alla luce dei fuochi di artificio con il whisky più imbevibile sulla faccia della terra e sfidando la morte su una ruota panoramica impazzita e decisamente senza controlli di sicurezza; il paesaggio selvatico del parco Chitwan; i templi più belli del Paese nelle valli intorno alla capitale; i paesaggi (e soprattutto gli infiniti gradini!) mozzafiato del trekking nel circuito dell’Annapurna; le incantevoli viuzze di Bhaktapur e Patan; le cerimonie funebri di Pashupatinath; ritornando poi al caos della trafficatissima Kathmandu.

20130104-215149.jpg
Quindici giorni sono pochi per scoprire appieno le meraviglie del Nepal, ma abbastanza per innamorarsene perdutamente e tutte le cose che nn sono riuscita a vedere (o a comprare :D) sono senz’altro un’ottima scusa per ritornare prima possibile da queste parti.

20130104-215652.jpg

Live from Kathmandu


21/12/2012

Ed eccomi qui, a un anno e qualche giorno di distanza dall’ultimo post, a rientrare nel blog. In questi 12 mesi sono successe tante cose, ci sono stati nuovi viaggi – anche se x lo più piccolini – ma sono mancati il tempo e la voglia x condividere i racconti anche qui.
Come da un paio d’anni a questa parte xo’ anche questo Natale ho deciso di trascorrerlo all’estero e visto che le buone abitudini sono dire a morire, sono tornata anche sul ‘luogo virtuale del delitto’ x raccontare impressioni ed emozioni di questa nuova avventura.
20121223-192419.jpg

Riaprire il taccuino di viaggio della Lonely, compagno fedele e contenitore di pensieri dei miei ultimi viaggi,è stato stranissimo ieri. Ho riletto con un po’ di nostalgia le impressioni del primo Dogon Challenge e di Heart for Bor e il pensiero è andato immediatamente a chi mi ha accompagnato nelle scorribande natalizie dei Wacky Racers.
Ad ogni modo, dopo due anni di deserto mi era tornata voglia di oriente e dopo vari ripensamenti ho deciso x un Paese di cui conosco veramente poco, il Nepal, pronta come sempre a farmi travolgere da quello che il luogo e soprattutto la gente sapranno regalarmi.

25/12/2012

Buon Natale da Bandipur!
Sono passati solo tre giorni dall’arrivo in Nepal e già la gente e i panorami di questo paese sono riusciti a stregarmi.
20121227-203839.jpg Dopo un tuffo nel quartiere più caotico della capitale, il Thamel, siamo passati all’estremo opposto e alla tranquillità di Ghalagaon, un piccolo villaggio del nord ovest che affaccia sui picchi del Masulu e dell’Annapurna 2. Ospiti di una famiglia abbiamo trovato una nuova amma (mamma) un nuovo baba (questo si capisce dai🙂 ) e quattro fra bai (fratelli) e baini (sorelle).
Anche se il mio accento nepalese non è decisamente perfetto mi sono fatta insegnare qualche frase base x comunicare durante i trekking nei villaggi, soprattutto con i bambini. Diciamo che devo ancora lavorarci, ma mettendomi a terra e con smorfie e gesti vari più o meno riesco a farmi capire.. o quanto meno a farli sorridere!🙂

Per molte cose queste zone mi ricordano i villaggi del nord del Viet, ma devo dire che quelli rimangono ancora i posti più belli che abbia mai visto finora.

Oggi ci siamo spostati a Bandipur, un paese un po’ più grande verso Pokhara, per avvicinarci alla nostra destinazione di domani, il villaggio di Sirubari, dove saremo nuovamente ospiti di una famiglia.

Stasera ci godremo quindi il soggiorno in un resort di ‘lusso’ il Bandipur Mountain Resort, e la stupenda vista sul Masulu dalla nostra camera, che ci ripaga del freddo che patiremo stanotte, nonostante gli innumerevoli strati di coperte e il rannicchiamento in sacco a pelo da cui si lascia uscire giusto il naso per respirare.

20121227-211700.jpg
That’s all for now folks!
Prossimo aggiornamentot in diretta da Pokhara, maybe..

On the road again..


Partiti!
A un anno di distanza siamo di nuovo in viaggio sulle strade dell’Africa con i Wacky Racers e nonostante per molti versi il viaggio sia simile a quello fatto per il Dogon Challenge 2010 (soprattutto nella prima parte) non posso fare a meno di notare come sia tutto così diverso.. ma forse è solo perché IO sono partita con uno spirito diverso e di conseguenza questo si riflette sul resto.
Nonostante (o forse proprio per questo) abbia lasciato più cose a casa a cui andranno i miei pensieri anche nei prossimi giorni, rispetto allo scorso anno cercherò di godermi di più il viaggio, non solo come esperienza in sé, ma cercando di cogliere maggiormente l’essenza dei Paesi e delle persone che incroceremo. L’entusiasmo della prima volta, che abbaglia tutto senza lasciare spazio alle zone d’ombra che rendono tanto affascinanti gli incontri con realtà diverse dalla nostra, lascia a questo giro spazio per un approccio più rilassato per farmi coinvolgere e travolgere fino in fondo.
Che l’avventura abbia inizio dunque.. e che Mama Africa ci guidi alla scoperta dei suoi segreti più reconditi!

Itinerario Sfizioso: non solo Baci a Perugia


Dopo un itinerario generale alla scoperta dell’Umbria mi addentro questa volta fra le vie del suo capoluogo, Perugia. Una città raccolta all’interno delle sue mura etrusche, che non riescono tuttavia a contenere la sua vitalità.

Ho studiato questo itinerario a uso e consumo dell’incontro con lo sfizio organizzato per la community di Olivia&Marino in occasione dell’Umbria Jazz Festival 2011, un evento cui sognavo di partecipare da anni e che insieme alla città ha superato ogni aspettativa! Per coniugare un po’ di ‘must’ dal punto di vista storico/artistico, come i monumenti più conosciuti della città che circondano piazza IV Novembre, con botteghe e luoghi simbolo della vita cittadina è nato un percorso che dai Giardini Carducci, terrazza da cui si gode una vista privilegiata a 180° sulla valle umbra e la valle del Tevere, si snoda attraverso Corso Vannucci – il cosiddetto ‘salotto buono’ di Perugia, per arrivare in piazza IV Novembre e al pozzo etrusco, deliziandosi lungo il cammino con i dolci della storica Pasticceria Sandri, e proseguire fino al laboratorio tessile Brozetti, sui cui telai dell’800 vengono realizzati ancora artigianalmente tessuti decorati come da tradizione umbra.

Itinerario Perugia

Punto di partenza per l’itinerario perugino è Piazza Italia, dove ha sede il Palazzo della Provincia realizzato da un certo Alessandro con cui condivido lo stesso cognome, ma che non  ha nulla a che fare con la mia famiglia.. almeno da quel che ne so!😉 Ci si arriva

Concerto ai Giardini Carducci durante Umbria Jazz 2011

salendo le scale mobili che dalla parte bassa della città portano al centro storico, attraversando le mura della Rocca Paolina, e immediatamente alla spalle vi si trovano i Giardini Carducci. Arricchito da un monumento al Perugino e da busti di uomini illustri, questo giardino-belvedere offre uno dei panorami più affascinanti sulla città, con le valli e i monti a chiudere l’orizzonte, ed è anche una della piazze all’aperto in cui si tengono i concerti di Umbria Jazz. Sotto i giardini e la strada, si sviluppano invece i resti della Rocca Paolina, una fortezza costruita a sud dell’antico assetto murario etrusco fra il 1540 e il 1543 per volere di papa Paolo III. Edificata su quelle che una volta erano le case dei Baglioni, nobile casato perugino di origine feudale, inglobando l’antica Porta Marzia, la rocca fu resa celebre da una delle più famose poesie di Carducci, ‘Il canto dell’amore’, e venne quasi completamente rasa al suolo dopo l’unificazione della regione al Regno d’Italia. Vera e propria ‘città sotterranea’, poiché gran parte si sviluppava nel sottosuolo, la rocca offre uno spettacolo unico e affascinante ed è utilizzata oggi come location per diverse manifestazioni culturali durante tutto l’arco dell’anno.

Rocca Paolina

Per spostarsi dai Giardini al cuore del centro storico di Perugia ci incamminiamo su Corso Vannucci, la via principale che collega i principali luoghi simbolo della città, da piazza Italia a piazza IV Novembre. Secondo l’antico asseto viario etrusco, Corso Vannucci ricalca il percorso del cardo decumanus, unendo il Colle del Sole al Colle Landone. Il suo nome ricorda Pietro Vannucci, pittore di

Palazzo dei Priori

Città della Pieve universalmente conosciuto come Perugino, ed è definito il ‘salotto buono di Perugia’ perché caratterizzato da una forte vitalità e da numerosi bar, teatri, boutique e negozi di qualsiasi genere. In via Mazzini, una traversa laterale del corso, si trova il Caffé di Perugia un grazioso caffé-ristorante-enoteca situato all’interno di un antico edificio in cui è possibile sentire il potere della storia e gustare i piatti della migliore tradizione enogastronomica dell’Umbria.

A metà del corso, all’altezza dell’incrocio con via dei Priori, si trova invece l’ingresso della Galleria Nazionale dell’Umbria, che ha sede proprio all’interno di Palazzo dei Priori, un monumentale esempio di palazzo pubblico dell’età comunale di stile gotico. Edificato fra il 1293 e il 1443, vi si accede attraverso un portale duecentesco ornato dalle statue del grifo e del leone che da su Piazza IV Novembre ed è ancora oggi sede del Municipio. L’interno conserva diversi ambienti interessanti, come la Sala dei Notari, caratterizzata da vele affrescate e stalli cinquecenteschi, e la Sala del Consiglio Comunale, sulla cui porta è collocato un affresco del Pinturicchio.

Al civico 32 del Corso, si trova la Pasticceria Sandri che, oltre a essere la pasticceria più antica dell’Umbria, insieme a Stoppani di Bari è una delle ultime storiche pasticcerie tuttora guidate dagli eredi degli oltre 100 pasticceri svizzeri che, nel 1800, scesero in Italia in cerca di fortuna e aprirono laboratori e negozi divenuti “miti” della dolce arte. I titolari di entrambe le pasticcerie provengono da Sent, nel Cantone di Grigioni, e rappresentano la quinta generazione dei fondatori. Oltre a dolci della tradizione umbra quali il torcolo di San Costanzo e il torciglione, una specie di serpente alla pasta di mandorle, Sandri rende onore alle sue origini d’oltralpe con una produzione di dolci e praline di cioccolato rinomati anche al di fuori dei confini regionali.

Fontana Maggiore

A pochi passi dalla pasticceria, si trova Piazza IV Novembre. Già Platea Magna o Platea Communis è la piazza principale di Perugia, vero e proprio centro nevralgico per le manifestazioni che vi si svolgono e sede di alcuni fra i più importanti monumenti storici come il Duomo e la Fontana Maggiore. Quest’ultima è situata proprio al centro della piazza e rappresenta uno dei principali monumenti di tutta la scultura medievale. Progettata fra il 1275 e il 1278 da Nicola Pisano per celebrare l’arrivo dell’acqua nella parte alta della città grazie al nuovo acquedotto del monte Pacciano cui è collegata da oltre 800 anni. Realizzata in Pietra di Assisi, è costituita da due vasche marmoree concentriche decorate a bassorilievi che – fra gli altri – rappresentano i simboli e le scene della tradizione agraria e della cultura feudale e i mesi dell’anno con i segni zodiacali.

Il Sacro Anello

Sulla piazza si affaccia inoltre, anche se diversamente dal solito non con la facciata bensì con la fiancata destra, la Cattedrale di San Lorenzo. Risalente a un progetto del 1300 di Fra Bevignate iniziato nel 1345 e concluso nel 1490, il Duomo – la cui facciata, impreziosita da un portale barocco del 1729, è rivolta verso piazza Danti – conserva al suo interno il Sacro Anello, reliquia dell’anello nuziale della Vergine Maria, nella cappella di San Giuseppe decorata un tempo da affreschi del Pinturicchio e da un quadro del Perugino sottratto durante l’occupazione napoleonica e oggi conservato al museo di Caen. L’opera più importante attualmente conservata nel Duomo è la ‘Deposizione della Croce’ di Federico Barocci, realizzata fra il 1567 e il 1569 e considerata tra i capolavori della pittura europea del XVI secolo è l’unica opera del pittore urbinate rimasta in città.

Posto poco più avanti della facciata del Duomo si trova l’ingresso che conduce al Pozzo Etrusco, una grandiosa costruzione del IV o

La Trinità di Raffaello nella Cappella di San Severo

III secolo a.C. dalle dimensioni eccezionali. Il pozzo arriva infatti a 37 metri di profondità e 5,6 metri di diametro ed è percorribile grazie a un ingegnoso sistema di scale. Detto anche Pozzo Corbello, dal nome della famiglia perugina proprietaria del pozzo sovrastante, questo monumento costituisce un’eccezionale opera idraulica in cui convogliavano le acque di ben tre falde acquifere. La parte superiore del tamburo è rivestita di conci di travertino e la copertura è realizzata con due imponenti travature, ognuna costituita da cinque conci monolitici che a loro volta sorreggono lastroni di travertino. Il biglietto d’ingresso (che costa 3€) permette di accedere anche alla Cappella di San Severo, dov’è conservato l’unico affresco di Raffaello rimasto a Perugia e raffigurante una Trinità, completato nella parte inferiore dal Perugino.

Proseguendo nei vicoli che dal Pozzo portano verso l’Arco Etrusco, una delle sette porte nelle mura etrusche della città – quella che da verso Gubbio ed è la meglio conservata -, si arriva al laboratorio tessile Brozzetti. Fondato nel 1921 e racchiuso nei suggestivi locali della Chiesa di San Francesco delle Donne in Perugia, il laboratorio realizza artigianalmente ancora oggi, dopo quattro generazioni, tessuti decorati per abbigliamento e complementi d’arredo come nella più antica tradizione umbra su telai risalenti al ‘600 e all’800.

Vicoli perugini

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone. (J. Steinbeck)